Questa prima sezione ha lo scopo non tanto e non solo di fornire informazioni, ma di interconnettere le diverse sezioni del portale facendo dialogare tra loro documenti, banche dati, approfondimenti.
§ 1. L’apprendistato
La vocazione lessicografica di T. è precoce, se è vero che, giovane diciassettenne, quando ancora pensava al suo probabile destino di commerciante, traeva dalla Crusca le parole del lessico mercantile (Memorie poetiche, p. 34). A Padova, tra il 1817 e il 1822, frequentava assiduamente gli ultimi maestri di quel Seminario che aveva dato vita al grande Lexicon del Forcellini (posseduto e postillato: Archivi e Biblioteca > Libri); ai grandi autori infatti dedicò due memorabili ritratti (Studi critici, pp. 35-63). Della solida preparazione classica, e in particolare latina, resta la base esplorativa della lingua italiana, come mostrano i documenti preparatori alla compilazione del Dizionario (TB) (cfr. Pacco 24). È tuttavia a Milano che T., nel vivo delle polemiche linguistiche che agitavano gli animi degli intellettuali lombardi, decide del suo futuro: la capitale della cultura e dell’editoria rappresenta la scuola di formazione migliore per un giovane di belle speranze e di poche risorse.
Decisiva la frequentazione con Manzoni, impegnato nell’allestimento del secondo e terzo tomo dei Promessi sposi. Le discussioni di via Morone (ne abbiamo qualche testimonianza preziosa nei Colloqui con Manzoni) lo confermano nell’urgenza di proporre finalmente una letteratura capace di parlare a un pubblico costituito non più esclusivamente da persone colte, ma da una moltitudine di estrazione culturale e sociale varia e di una lingua capace di proporsi a fondamento (così negli auspici dei primi moti risorgimentali) di una conquistata identità nazionale.
Prepara per l’editore un volume di giunte alla Crusca, una «nuova Proposta» (cui però rinuncia, giudicando il lavoro ancora immaturo: Memorie poetiche, p. 160), e pubblica un libello, Il Perticari confutato da Dante (1825), nel quale, sulle orme di Manzoni, difende le prerogative della lingua viva.
Certo è che, partendo per Firenze nell’estate del 1827 con un bell’esemplare dei Promessi sposi fresco di stampa (e subito postillato: vedi l'edizione di Giuseppe Rigutini del 1897), il Dalmata ha chiaro in mente un grande progetto: un dizionario dove le parole sono studiate a confronto con altre simili, e concorrenti, allo scopo di meglio definirne la valenza semantica specifica.
§ 2. La tappa dei «Sinonimi»
La realizzazione della prima grande impresa di T. non è agevole: pur trovando sostegno e udienza presso gli amici del Gabinetto Vieusseux e presso il Capponi in particolare, ben si può dire che la prima edizione è opera sostanzialmente originale. Potevano valere certo i coevi modelli francesi (i Synonymes dell’Abbé Girard in particolare) o italiani (in particolare il Saggio intorno ai sinonimi della lingua italiana del Grassi, pubblicato nel 1821 e riedito nel 1825): ma l’impronta originale è sua. Poi, nella storia complessa dell’opera (sostanziali gli incrementi delle edizioni successive), non mancheranno contributi importanti di altri, ma certamente suo il merito di aver concepito un dizionario, destinato ad un vasto pubblico, che potesse consolidare la conoscenza non tanto e non solo della lingua letteraria, quanto anche della lingua viva nei suoi usi colloquiali e familiari. Fondamentale lo studio del fiorentino corrente, di cui è testimonianza l’edizione postillata della Crusca veronese (Tommaseo 183): ogni parola è passata al vaglio dell’uso vivente; se ne aggiungono poi molte altre, con particolare attenzione al registro colloquiale nonché alle voci e alle locuzioni dell’uso quotidiano. Le Gite in Toscana (pubblicate dapprima nell’«Antologia», quindi nel «Progresso» negli anni 1832-34 e alla fine raccolte nel volume Bellezza e civiltà 1857) lo mettono successivamente in contatto con le aree linguistiche conservative della Toscana, come possiamo constatare nei canti popolari toscani, raccolti poi, insieme a quelli greci, corsi e illirici, in un volume nella celebre raccolta veneziana del 1841-42.
Nessun’altra opera, se si eccettuano i Promessi sposi, fu del pari influente nella stagione decisiva dell’unificazione nazionale: essa fu capace di consolidare la consapevolezza di un patrimonio linguistico comune quale aspetto fondativo di una identità nazionale.
§ 3. L’esilio in Francia
Il T., forte del consenso ottenuto, già nel 1833 accarezza il progetto di un nuovo Dizionario della lingua italiana. Il Pomba proprio in quell’anno lo contatta per il progetto di una moderna enciclopedia; e nel 1835 nuovamente lo invita a Torino offrendogli la direzione di un’opera che avrebbe avuto per titolo Dizionario della conversazione, a imitazione di altre simili tedesche, inglesi e francesi, ma T. si trova a Parigi e non può ottenere il passaporto per raggiungere Torino. Non perde tuttavia l’occasione per avanzare un progetto ambizioso che sta coltivando nella mente: «Io vengo a proporLe altra impresa più grande e più lucrosa, certo ch’io potrei pur dirigere da lontano: un dizionario della lingua intorno al quale io lavorai da molt’anni; e posso promettere 100.000 giunte ed altrettante correzioni […]. Ci pensi. Proponga le condizioni, ché a Lei ne lascio la vece, siccome ad un uomo intelligente e onesto e benevolo a me. L’impresa, ripeto, è di esito certo» (Fanfani 2005).
Si possono considerare tappe di avvicinamento a un progetto di nuovo dizionario tanto il commento alla Divina Commedia (1837), che approfondisce lo spessore del lessico dantesco, che è quanto dire dei fondamenti stessi della lingua italiana, quanto la Nuova proposta di correzioni e giunte (1841) che T. considera una sorta di grande cartone preparatorio dell’impresa.
Quando, anni più tardi, oppone fiera resistenza, per motivi complessi, cui accenneremo più avanti, a scrivere la Prefazione al TB; farà riferimento a questa opera quale risorsa cui attingere per illustrare il disegno generale dell’opera (vedi lettera senza data al Pomba: BNCF, F.T. 116, 17, 25).
Grazie alla preziosa opera di mediazione del Vieusseux, T.
riesce a sovraintendere dalla Francia alla nuova edizione dei Sinonimi
(1838-40; > Altra produzione lessicografica) cui concorrono un gran numero di collaboratori, cosicché davvero si
presenta come un’opera profondamente ampliata e rinnovata.
§ 4. Da Venezia a Corfù e a Torino
Nel 1852 è la volta del torinese Maurizio Guigoni, che propone al dalmata, ancora esule a Corfù, un Dizionario metodico comparato della lingua e dei dialetti d’Italia. Obiettivo dell’opera sarebbe stato l’accostamento di ogni vocabolo con il corrispondente termine inglese, francese e tedesco e, in alcuni casi, anche greco, latino e spagnolo. In questo progetto, a T. sarebbe spettato il compito di redigere un’introduzione sulla lingua italiana. Un progetto ambizioso, che T. accoglie con grande interesse. Di lì a poco, Guigoni accantonò l’idea in favore di un Vocabolario universale della lingua italiana (ma il titolo cambiò più volte) completamente compilato da T., che accettò e firmò il contratto il 15 luglio 1856. Guigoni, tuttavia, fu costretto, anche per ragioni finanziarie, ad abbandonare l’impresa (le notizie sono desunte da T.-Capponi, IV. 1, p. 7, nota b e p. 22, nota 1).
§ 5. Nuovi contatti con i Pomba. Il «Saggio» e il manifesto di sottoscrizione
Con l’arrivo di T. a Torino (1854), il progetto del dizionario comincia dunque a farsi strada, e i contatti con la Utet si fanno via via più stretti. Nel settembre 1857 si arriva a un primo contratto che pone le solide basi di collaborazione, consentendo a T. di lavorare alle prime lettere dell’opera. Può contare su Giuseppe Campi, valente studioso e ben noto a T. sin dagli anni padovani. In lettera del 23 gennaio 1858, Stefano Silvio Zecchini, braccio destro di Pomba, invia a Niccolò T. alcune ‘cartine’ (sono le schede di formato molto piccolo che contengono ciascuna una giunta) relative al verbo chiamare che sarà la voce campione del TB pubblicata, insieme all’offerta di sottoscrizione il 30 giugno 1858. Si tratta di un fascicolo di prova, con una premessa, una proposta di sottoscrizione e una voce ‘saggio’ (Saggio viene chiamato spesso nei carteggi e altrove: Archivi e biblioteca > Carte e carteggi > Saggio).
T. fissa le linee generali del lavoro: vi si definiscono ruolo e prerogative sue e dei collaboratori. Uno dei pilastri del TB è l’enunciazione di chiari criteri generali, la divisione dei compiti e il riconoscimento di quanto spetta a ciascun contribuente, con responsabilità sempre ben definite. Mancando l’introduzione di T., Pomba ripubblica, nella sua premessa al TB, buona parte del Saggio del 1858: un programma che Folena definisce «semplice ma geniale». Ma si vedano le disposizioni raccolte in Norme, Aiuti, Ordine (Archivi e biblioteca > Carte e carteggi), dove si declinano con semplicità e chiarezza gli obiettivi da raggiungere.
Anche Pomba ha le sue idee sulla nuova opera: tiene in particolare all’immissione del nuovo lessico delle scienze, delle arti e dei mestieri, che costituiva la grande novità dell’impresa del Tramater, il dizionario napoletano che, sulla scia dell’Alberti di Villanuova, aveva imboccato la via di un rinnovamento. Il giorno 8 giugno 1858 è siglato il primo contratto preliminare, unitamente all’uscita di un fascicolo specimen del nuovo dizionario contenente una presentazione della Società editrice, e infine un saggio di compilazione relativo alla voce chiamare. Si promettono 4 volumi di 1200 pagine ciascuno, cioè pagine 4800. Pomba richiamerà sempre l’impegno per contenere il fervore dei compilatori, ma il TB era comunque destinato a lievitare ben oltre la misura prevista.
L’interesse suscitato dal Saggio è molto vivace, come testimoniano i numerosi annunci e recensioni (cfr. L’uscita in fascicoli). L’impianto generale è ormai definito: al timone il T., affiancato da Eugenio Camerini, Tancredi Fogliani e Federico Torre, tutti letterati di comprovata esperienza. L’inizio della Terza Guerra di Indipendenza segna la sospensione dei lavori, come ricorda Pomba nella sua prefazione («ecco che appunto in quei giorni [aprile del 1859] andò l’opera nostra interrotta a cagione dei politici avvenimenti; giacché due dei collaboratori del TB, uno delle provincie lombarde e l’altro degli Stati pontifici, spinti da amore di patria, corsero a schierarsi sotto le bandiere dell’esercito nazionale, lasciando noi dubbiosi del poter continuare regolarmente la pubblicazione dell’Opera quando fosse cominciata»).
§ 6. La prima fase del
lavoro
La compilazione del dizionario viene avviata secondo le modalità prestabilite, che prevedono la correzione, l’integrazione e l’ammodernamento della base lessicale della Crusca ottocentesca rivisitata dal Manuzzi (Vocabolario della Lingua italiana, seconda edizione, Firenze, 1859-1865), del vocabolario di Napoli (il Vocabolario universale italiano, stampato tra il 1829 e il 1840 dalla società tipografica napoletana Tramater), di quelli del Fanfani (Vocabolario della lingua italiana, 1855) e del Gherardini (Supplimento a’ vocabolarj italiani 1852-1857) con nuovi vocaboli e giunte tratti dalla tradizione letteraria italiana, da autori del Sette e Ottocento, dall’uso vivo toscano (reso pienamente accessibile con il soggiorno del T. nel capoluogo toscano), ma anche da risorse provenienti dai dialetti e dal linguaggio tecnico-scientifico e delle arti, per cui vennero scelti collaboratori ad hoc per ogni materia (vedi in particolare Archivi e biblioteca > Carte e carteggi > Promemoria).
§ 7. La prima dispensa
La stesura della prima dispensa (cinque fogli a stampa per 40 pagine) prosegue per tutto il 1858 e l’11 febbraio 1859, quando T. può comunicare a Vieusseux che «il primo fascicolo è bell’è stampato: ma non lo dànno fuori, sospesi anche loro a questi rumori di guerra» (Martinelli 2021). Ma prima di partire i compilatori avevano fatto pervenire al Pomba un elenco di presunti errori commessi da T.: la situazione era ormai gravemente deteriorata tanto da condurre Eugenio Camerini a intentare causa al Pomba per il mancato rispetto del contratto: e la vinse (si veda il Carteggio Tenca-Camerini, in particolare la lettera del 3 aprile 1859). Si apre una crisi di rapporti che può essere sanata solo con la mediazione di Giacomo Manzoni, grande interlocutore per tutto il corso dell’impresa.
§ 8. Da Torino a
Firenze
La
repentina partenza di T. alla volta di Firenze, nell’estate del 1859, si spiega
di certo con il cumulo di tensioni accumulate nei mesi precedenti, ma anche con
la convinzione che Firenze sia l’ambiente ideale per lavorare, sia per il
contatto diretto con la lingua viva, sia per la possibilità di contare con
letterati di spicco, in primis Giuseppe Meini. Appena avuta da Pomba l’assicurazione
che la guida del lavoro è a lui affidata non esita a partire.
Pochi
mesi dopo (gennaio 1860) ottiene da Pomba di potersi avvalere di un copista all’altezza
del difficile lavoro: Ariodante Le Brun, maestro a Settignano, ma pronto a
lasciare il lavoro per mettersi a disposizione, ove fosse garantito un congruo
compenso, che viene effettivamente concesso (La storia del Tommaseo-Bellini
> Testimonianze importanti sulla storia del Dizionario).
Come osserva giustamente Fanfani, il momento è assai delicato dal punto di vista storico-culturale. Molti grandi lessicografi, Accademia della Crusca compresa, guardano all’Italia unificata come a una realtà nuova cui indirizzare un grande progetto lessicografico capace di offrire il migliore compendio della tradizione e il più illustre emblema di identità nazionale. Proprio a Firenze l’abate Manuzzi stava pubblicando la seconda edizione del suo illustre Dizionario (1859-65), e la Crusca, proprio nel 1857, aveva deciso di riprendere i lavori della sua Quinta Impressione. E alla Quinta Impressione T. diede un contributo significativo correggendo le bozze della lettera C. I documenti della collaborazione, conservati nel Fondo fiorentino, si rivelano assai importanti per entrare nel suo cantiere di lavoro e vedere il lessicografo concretamente all’opera (Pacco 38). Il nuovo dizionario veniva a collocarsi in un momento storico solenne, ma anche in un contesto linguistico e letterario non facile.
§ 9. La ripresa
dei lavori
Dopo l’interruzione della Guerra d’Indipendenza, la prima dispensa fu ristampata, insieme alla seconda, nel giugno 1861, all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861): coincidenze non prive di una loro suggestione. La pubblicazione si avviò definitivamente: il primo volume (parte prima e seconda) fu completato nel 1865; il secondo volume (parte prima e seconda) nel 1869, così come la parte prima del terzo volume; la seconda parte del terzo volume nel 1871; l’anno successivo, nel 1872, fu pubblicata la prima parte del quarto volume, e la seconda parte nel 1879. Si tratta di 183 fascicoli, oltre 7300 pagine, in quattro volumi e otto tomi.
§ 10. L’ingresso del
Bellini
Il
1860 è un anno di fuoco. Fallita la prima squadra di collaboratori l’impresa
rischia di naufragare. L’impegno di Pomba per tenerla in piedi è grande. T. è
sempre più timoroso di mettere a rischio la sua reputazione e sempre pronto ad
adombrarsi, minacciando di lasciare l’impresa; Pomba, dal canto suo, nei modi
più garbati non manca di ricordare l’impegno assunto, e si mostra pronto a
venirgli incontro quanto possibile.
Occorre
affrontare grandi problemi organizzativi. La mole del lavoro non può essere
addossata al solo T.. Occorre inoltre armonizzare l’ingresso del lessico
scientifico con gli spogli dei principali dizionari; non solo, serve aiuto per
la gestione della parte più compilativa del lavoro. Pomba ha buon gioco nel
proporre un valido sostegno per questi aspetti più onerosi; e individua un
possibile collaboratore in Bernardo Bellini, un letterato di provata
esperienza anche in campo lessicografico, e già collaboratore della casa
editrice: si garantisce così, tra l’altro, la possibilità di avere sempre sotto
controllo l’andamento del lavoro.
T. accetta, in parte sollevato all’idea che ad altri tocchi la quota più compilativa del lavoro: lo spoglio dei dizionari maggiori, l’impaginazione della voce e delle giunte; non era facile probabilmente trovare una plausibile alternativa. Si trattava di un lavoro di servizio oneroso e impegnativo che esigeva anche una complessione robusta e insieme una autentica vocazione lessicografica. E ben si può dire che, per l’impegno indefesso, il letterato comasco si guadagnò meritatamente la promozione a coautore dell’opera. Naturalmente Pomba affidava al Dalmata la supervisione di tutto, chiedendo al Bellini di assecondare le iniziative del suo superiore. Il T. avrebbe scelto le voci più importanti, contrassegnate dalla sua sigla, e avrebbe lasciato le altre (senza sigla alcuna) alle cure del Bellini. I rapporti tra i due collaboratori sono corretti, ma non privi di chiaroscuri, e momenti di frizione (Archivi e biblioteca > Carte e carteggi > Regesto Carteggio Pomba-Tommaseo).
§ 11. L’anno più
difficile e il secondo contratto
Di certo
il 1860 è l’anno più difficile. Le dispense già stampate, dopo non poche
discussioni e recriminazioni di T. a carico dei primi compilatori, erano state,
s’è detto, definitivamente accantonate. Si riparte, con discussioni minute su
questioni grandi e piccole: Pomba sa di giocare una partita molto difficile, ma
va a suo merito aver sempre scartato l’idea che il lavoro potesse farsi senza T.
Con infinita pazienza risponde alle continue minacce del Dalmata di abbandonare
l’impresa; nello stesso tempo ostinatamente difende i suoi interessi, fa
presenti il gravoso impegno economico assunto; fa e rifà i conti cercando un
accordo plausibile, se non proprio soddisfacente (in realtà T. lamenterà sempre
l’esiguità del compenso). Sono interlocutori che parlano un linguaggio diverso,
eppure riescono a trovare una difficile sintesi (Archivi e biblioteca
> Carte e carteggi > Regesto Carteggio Pomba-Tommaseo).
Nella lettera del 21 aprile 1860 Pomba, dopo aver riassunto le vicissitudini del primo tentativo fallito, concluso come s’è detto con una penosa azione giudiziaria, mette a fuoco le nuove condizioni di lavoro in una lettera che riprende e rettifica il primo contratto. La principale richiesta posta dal T. (e cioè che quanto di sua competenza sia riconoscibile con una sigla speciale, la lettera T.), senza che altra responsabilità di lavoro altrui gli sia addossata, viene accolta, peraltro secondo un desiderio che, a fronte delle tante difficoltà incontrate, era già stato espresso fin dall’ottobre 1858, quando scriveva al Capponi: «Sarà proprio un Lessico invita Minerva. Io do le mie giunte, e del resto non rispondo; e mi sono serbato il diritto di smentire chi chiamasse me Direttore. Ma con tutto questo, tutti gli spropositi li addosseranno a me, anco quelli che i critici vi metton di suo, e non sono de’ men badiali. Un animo mi diceva di non c’entrare, e mi son difeso per anni. La filologia spicciola era il mio fato» (da Torino, 18 ottobre 1858, Carteggio T.-Capponi, IV t., p. 293). Dopo la difficile diatriba con i tre compilatori T. non è disposto a derogare. Le proteste di Pomba, perplesso all’idea di vedere proliferare ovunque la sigla non hanno esito.
§ 12. L’Introduzione
all’opera
La
cooperazione con il Bellini non fu pacifica. Significative le divergenze anche
in linea di principio. Molto si discusse, ad esempio, sull’opportunità di
chiamare in causa il greco e il latino nella dichiarazione della voce:
abitudine ben consolidata che T. chiedeva, quanto possibile, di tralasciare (vedi
Archivi e biblioteca > Carte e carteggi > Documenti > Norme).
T. non vuole imporre le proprie idee, o pretendere che tutte le giunte siano
accolte (se mai solo che quelle ritenute superflue, e redatte, come è noto, sui
‘carticini’, siano restituite).
Insomma
non è una convivenza facile; pur tuttavia, delimitati gli ambiti di azione, la
cooperazione è possibile. Da una parte e dall’altra l’impegno è massimo: superato
il collaudo, la macchina può funzionare. Non mancano momenti di crisi,
dissapori, anche minacce di defezione. Ma tutto rientra, anche per merito degli
intellettuali amici che si impegnano perché si arrivi alla meta. Un grave
scontento di fondo perdura tuttavia in T., che sente il dizionario ‘suo’ solo
in parte e dunque ostinatamente si rifiuta, sino all’ultimo, nonostante le
molte insistenze del Pomba, di scrivere l’Introduzione (con il che avrebbe comportato
implicitamente la paternità di un’opera che non sentiva più di avallare).
Pomba aveva sollecitato l’allestimento della parte
introduttiva fin da subito, poi di nuovo nell’ottobre del 1865, quando il primo
tomo era ultimato, e la chiede nuovamente nell’aprile del 1869. La questione è
molto delicata: l’introduzione è una carta di identità assolutamente
necessaria, anche di fronte al pubblico che attende impaziente di conoscere le
linee maestre dell’impresa; ma T. non era pronto, e non lo sarà mai, a venire a
patti con sé stesso: «io non posso nella prefazione premettere che le idee mie
saranno tutte nel dizionario seguite; non posso le idee mie mutarle in servizio
degli editori, né pretendere ch’Ella muti in mio servizio le sue» (vedi
Martinelli 2021). Una testimonianza eloquente di una tensione che innerva tutta
la storia del TB: diciamo pure un conflitto permanente che poté trovare
un suo precario equilibrio solo a patto di una mediazione difficile e condotta
ad oltranza. Neppure di Vieusseux, sempre presente nei momenti più delicati,
riesce a sciogliere questo nodo (Dentro al Dizionario > La
questione dell’Introduzione).
Nelle tensioni con la direzione della Utet ebbero parte anche i motivi economici. D’altro canto la casa editrice aveva buon gioco nel ricordare le difficoltà a collocare le 2000 copie stampate. Certo è che, pur non venendo meno agli accordi, Pomba sfruttò ogni pretesto per ridurre al minimo i compensi (ad esempio nel conteggio meticoloso delle giunte).
§ 13. La rete dei
collaboratori: il reclutamento
Presente fin dalle prime ore Giuseppe Campi, lessicografo
tra i più attivi nell’impresa cui si affiancherà presto Giuseppe Meini, che
resterà in campo sino alla conclusione dell’opera fornendo quella Prefazione e la
Tavola delle Abbreviature. Ai primi anni cruciali di avviamento dei lavori
risale il reclutamento, operato da Stefano Pietro Zecchini (longa manus
del Pomba, e grande regista dell’impresa) di un’altra figura chiave: Savino Savini, letterato e giornalista già collaboratore del «Mondo Illustrato» nel
1847 e 1848.
Comincia sin dalle prime battute una intensa opera di reclutamento anche dei collaboratori speciali, destinati allo studio della lingua tecnica. In data 27 gennaio 1858, Zecchini informa T. della visita di Francesco Selmi e Giuseppe Clementi, prevista l’indomani, per accordi sui compiti che dovranno svolgere per l’opera. In data 13 marzo 1858 T. propone Gaetano Valeriani come fornitore di giunte (e in lettera del 5 giugno 1858 Savino Savini torna su questa collaborazione: Martinelli 2021): un contributo, assai rilevante, cui si aggiungono, nel corso degli anni a seguire, quelli dei maggiori linguisti e lessicografi attivi sulla scena.
§ 14. La «Prefazione»
di Giuseppe Meini
Morto T. il primo maggio 1874, mentre era al
lavoro sulla lettera S, toccò al Meini, che aveva accompagnato l’impresa sin
dalle sue prime battute, portare a termine, praticamente da solo, il lavoro, e allestire
quella Prefazione cui T. aveva in tutti i modi evitato di porre mano. Con
grande umiltà e sobrietà, e qualche prolissità, Meini affronta le questioni
maggiori e illustra i criteri generali.
La Tavola delle Abbreviature è interamente opera
sua; e, se è vero che le integrazioni e correzioni sono state (specie in questi
ultimi decenni) tantissime, è altresì vero che, come non manca di sottolineare,
fu impresa assai ardua venirne a capo, non avendo lasciato T., o altri per lui,
un qualche regesto utile: dovette così procedere ex novo.
§ 15. L’organizzazione
editoriale
Dalle carte del Fondo fiorentino emergono notizie
preziose per descrivere la complessa organizzazione editoriale: come, ad
esempio quanto all’aspetto, sempre cruciale, della correzione di bozze (La macchina
editoriale > Il metodo di lavoro). La perlustrazione del Fondo consentirà
di mettere a fuoco la complessità dei problemi organizzativi che un’opera di
così ampio respiro pone, e rivestirà un notevole interesse anche dal punto di
vista della storia dell’editoria.
Notizie di interesse in questo senso ha dato il solo esemplare oggi noto ancora in dispense non rilegate, conservato presso la Biblioteca del Centro Interuniversitario di Studi Veneti di Venezia, con coll. DI-TO 00001 sgg. (vedi Malagnini-Rinaldin 2020), prezioso al fine di ricostruire la cronologia delle uscite e la storia dell’opera.
Il
successo dell’impresa, a livello culturale e letterario se non proprio
economico, come s’è visto, è garantito dalla consumata esperienza editoriale di
Pomba che correda le coperte del TB non solo con gli annunci di opere in
corso e con pubblicità di nuovi prodotti commerciali (che di certo offrono un
sostegno economico prezioso) ma anche con ampi squarci delle recensioni che via
via uscivano in rivista, annunci di nuove collaborazioni nonché inviti, rivolti
a letterati linguisti, a cooperare alla grande impresa, in questo modo
rafforzando l’immagine del TB come opera capace di rappresentare l’identità
nazionale. Così del resto aveva fatto sin dalla pagina d’apertura, che esibiva
una massima di Galeani Napione: «… la Lingua è uno de’ più forti vincoli che stringa alla
Patria. Napione, Dell’uso e de’ pregi della Lingua Italiana». La
grandezza dell’editore si misura anche e soprattutto sulla piena consapevolezza
dell’importanza dell’impresa che aveva patrocinato e sostenuto, non tanto e
solo con un cospicuo investimento economico, ma con autentica convinzione e
fiducia nel significato che essa rivestiva, e nel successo che certamente gli
avrebbe arriso.
[Donatella
Martinelli]