Testimonianze importanti sulla storia del dizionario

Il «Saggio» del 1858 (Introduzione | Trascrizione), a cura di Donatella Martinelli - inserire PDF

Suor Chiara Francesca, Lo scaffalino di cartone a caselle, a cura di Donatella Martinelli

 La testimonianza della figlia Caterina (Suor Chiara Francesca), cui va il merito di aver donato alla Biblioteca Nazionale di Firenze il Fondo di Carte di libri del padre, è stata pubblicata nella «Rivista dalmatica» del maggio-giugno 1903, pp. 306-10. Ne riportiamo lo squarcio che descrive la stanza di lavoro nella casa di Lungarno alle Grazie n. 20, vicino alla volta dei Tintori, segnalata ora da una targa commemorativa. La camera spoglia, a misura di un lavoro senza posa, dove nulla è superfluo, si anima sotto gli occhi della giovane che osserva e ricorda le opere e i giorni, le attività, le abitudini, i gesti dell’attività paterna, sempre uguale e sempre nuova.

 

[...] L’unico lusso in ogni tempo dovuto alla sana ma delicata fibra del mio buon Padre (il quale in inverno non tollerava nè il freddo nè il fuoco) era il sole; che il sole unicamente avea virtù di diradare per qualche ora le tenebre dei suoi occhi ciechi), per cui la casa di Lungarno, esposta a mezzogiorno gli costava d’affitto milleducento lire, tutti posson però ricordare che, salita la breve scaletta, entrati, si trovava a sinistra una stanza [...] il salottino dove riceveva i visitatori, lo studio [...]. A destra e a sinistra del caminetto il visitatore aveva due tavolini; su uno eran le lettere via via ricevute, su l’altro qualche pacco polveroso. La tavola, un po’ più lunga delle comuni, tra le due grandi finestre, destinata ai lavori del Dizionario. Sopra, attaccato al muro, uno scaffalino di cartone a caselle in cui solo mio Padre metteva i cartini secondo la lettera alfabetica, annotazioni di parole colte dalla viva voce o afferrate nel corso di qualche lettura. Nell’angolo della tavola lunga (come noi la chiamavamo) egli posava le bozze corrette, le lettere pronte per la posta. Un altro tavolino restava, e quello per scrivere, su cui a stento bisognava far posto quando c’erano da ordinare cartini a più file. Dietro allo scrivano, difaccia al caminetto, c’era uno scaffale che, tra una tavola e una porta, copriva la parete. In esso avevan luogo i classici antichi e libri che avevan servito ai suoi studi. Nell’alcova della stessa stanza un altro scaffale con buste in cartoncino giallo... Ecco tutto l’arredamento della sua stanza, ecco quanto spazio occupava la Raccolta di manoscritti e di libri posseduti e lasciati da Niccolò Tommaseo!

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