SIGLE NEL TB: [Manz. G.] = 1; [Manz.G.] = 1; [G. Manz.] = 1 (spogli)
Giacomo
Manzoni nasce a Lugo di Romagna il 24 ottobre 1816. Bibliografo ed erudito, rientra
idealmente nella cosiddetta “scuola classica romagnola”, caratterizzatasi per
la solida preparazione storico-filologica dei suoi esponenti, cui appartiene,
per così dire, di diritto, dal momento che la madre di Giacomo è figlia di
Francesco Antonio, fratello di Vincenzo Monti.
Apprende le
lingue tedesca ed ebraica, oltre a quelle classiche, alla scuola di matematica presso
il collegio “Carlo Ludovico” di Lucca; nel 1835 si trasferisce a Roma per iscriversi
alla facoltà di studi giuridici che però non conclude, poiché la sua passione
per i libri lo spinge a dedicarsi piuttosto allo studio del sanscrito e dell’arabo,
impiegando le sue rendite nell’acquisto di opere preziose di cui intuisce, fra
i primi, l’importanza documentale e commerciale.
Tali
interessi non gli precludono di offrire il proprio contributo, grazie
all’esperienza giovanile nella gestione del patrimonio famigliare in seguito
alla prematura scomparsa del padre, alla risoluzione dei problemi di un Paese in
via di unificazione e bisognoso di riforme: la questione delle acque e del
credito (Della necessità di riparare Lugo
dal pericolo d’inondazioni memoria, Lugo, Melandri, 1842; Rapporto alla Deputazione per la costruzione
dei rivali a difesa della città di Lugo, Lugo, Melandri, 1844; Delle diverse maniere d’investimenti ai
quali può ricorrere l’amministrazione della cassa di risparmio di Lugo,
Lugo, Melandri, 1847; Rapporto in
risposta della circolare XXIV agosto MDCCCXLVI dell’Eminentissimo signor
cardinale Segretario di Stato, Ferrara, Tipografia Bresciani, 1847), ma
anche riflessioni intorno a moderni aspetti relativi politiche sociali non più
rinviabili, come le relazioni fra l’ambiente urbano e il mondo rurale, il
ricorso alle pie case d’industria e alle case di lavoro, cui Manzoni preferisce
l’occupazione a domicilio tramite associazioni di privati (forme di
organizzazione più elastiche e, allo stesso tempo, senza vincoli coattivi) e le
colonie agricole in cui le famiglie possono acquisire un podere in enfiteusi
con la possibilità di riscatto.
Le
proposte sulle innovazioni del mondo produttivo trovano il loro coronamento nell’istituzione
della Cassa di Risparmio sostenuta da regole a beneficio di comunità e
territorio. L’istituzione a Lugo della Cassa di Risparmio lo vede in effetti
nella carica, per primo, di Presidente. Anche l’istruzione ha importanti
finalità sociali, ma la proposta di Manzoni, che propugna una istruzione di
base impartita dallo Stato, deve farsi spazio fra l’opposizione dei liberali
più intransigenti, timorosi di vedere lesa la libertà di scelta del padre di
famiglia.
Le
esperienze di amministratore nel suo paese di origine e le sue competenze in
ambito finanziario gli tornano utili nel periodo delle insurrezioni popolari
del 1848, allorquando, in aprile, partecipa alle azioni militari nel
“Battaglione del Senio”: nel mese successivo è già eletto alla Camera dei
Rappresentanti a Roma, diventando segretario della Commissione di Finanza e
occupandosi successivamente di economia in qualità di Ministro delle Finanze
della Repubblica Romana. Partecipa attivamente agli eventi dal 47 al 49: dopo
la fuga del papa a Gaeta, aderisce alla costituzione della Repubblica Romana, di
cui abbraccia i valori democratici con spirito patriottico e liberale.
La Repubblica
Romana cade in quello stesso 1849 costringendolo a rifugiarsi esule in Svizzera
per poi raggiungere, nel 1851, Corfù dove rimane fino al 1852 frequentando
Niccolò Tommaseo, per il quale traduce i Salmi (R. Cervigni Troncone, Giacomo
Manzoni: un esilio bibliografico, in Pirazzini
(a cura di), pp. 85-207; a p. 163 si legge anche la raccomandazione di
Tommaseo, «Si rivolga a chi forse è il più ricco e operoso bibliografo che
abbia l’Italia, il Sig. conte Giacomo Manzoni», per il padre Giuseppe Bertocci,
il quale necessitava di informazioni su repertori bibliografici).
Dopo un
paio di anni trascorsi a Malta approfondendo lo studio dell’arabo, nel 1854 è a
Torino. Si occupa di ricerca bibliografica (la stampa dell’ultimo libro del Tesoro di Brunetto Latini, Torino,
Stamperia Economica, 1856) acquistando libri di lingua, dizionari, grammatiche,
trattati di filologia. Tommaseo infatti desidera avvalersi delle sue competenze
per la redazione del dizionario: il contratto steso nel 1857 con Luigi Pomba
riconosce a Manzoni 10.000 franchi per la sua opera di coordinamento fra i
collaboratori, l’editore e Tommaseo nella sede di Torino. Anche i figli di
Giacomo, Bartolomeo e Luigi, diventano prestatori d’opera nel lavoro di spoglio
dei classici con l’impegno di preparare 400 schede per ciascuno.
Una
lettera inviata il 25 gennaio 1860 a Tommaseo (cfr. A. Bruni 1999, p. 308) manifesta la soddisfazione per
l’incarico e il relativo riconoscimento economico: egli afferma la necessità di
arruolare cinque collaboratori fissi, ognuno con incarichi specifici. Solo un
mese dopo, nella missiva datata 8 febbraio dove esprime preoccupazione per lo
smarrimento del plico recante la lettera A e disappunto per alcune schede
imprecise, egli afferma che il sig. Giuseppe Meini si dimostra disponibile a
sostituirlo. Pochi giorni più tardi, in data 17 febbraio, Manzoni saluta
Tommaseo dicendo che Luigi Pomba accetta il subentro mentre lui rimarrà dietro
le quinte. Manzoni non rimane a Torino oltre il 1865. In verità garantisce il
suo apporto a Tommaseo anche in seguito, tanto che possiamo considerarlo una
figura di riferimento annoverabile fra i consulenti linguistici del Dizionario.
Il suo
presunto isolamento nell’Italia del decennio preunitario di preparazione appare
in realtà voluto poiché, fra i motivi del suo abbandono alla collaborazione
diretta del dizionario, vi è certo il desiderio di rientrare nelle sue terre in
seguito agli esiti della guerra austro-franco-piemontese del 1859 che, con
l’armistizio di Villafranca, gli fa diffidare del Piemonte, sospettato di voler
ingrandirsi senza considerare le spinte democratiche, ma vi è anche e soprattutto
il suo amore smisurato per la ricerca di opere rare e preziose. Nel 1879,
indebitato per il continuo acquisto di libri, deve cedere ai figli parte delle sue
sostanze, per non rischiare di lasciarli senza eredità. La scelta dei repertori
palesa quell’ansia di possedere e raccogliere tutto lo scibile della letteratura
e della storia mondiale; negli anni dal 1865 al 1874, in effetti, la ricerca di
libri diventa frenetica, e ne è la prova il volume Annali tipografici torinesi del secolo XV, Torino, Stamperia Reale,
1863.
Il lavoro
tipografico di tutta una vita esce in tre tomi negli anni fra il 1883 e il 1886:
gli Annali tipografici dei Soncino
contenenti la descrizione e illustrazione delle stampe ebraiche, talmudiche,
rabbiniche, greche, latine ed italiane. Con introduzione e tavole silografiche,
Bologna, G. Romagnoli, 1883-1886. Girolamo Soncino è considerato uno fra i più
grandi tipografi in lingua ebraica di ogni tempo; numerosi i volumi della sua
collana, tanto che Manzoni non può rintracciarli tutti. La sua opera rimane comunque
un modello in gran parte non superato nel campo dell’ebraistica. I trent’anni
di lavoro, tanto costò tale sforzo, permettono a Manzoni di condurre sui testi
uno studio innovativo mediante il ricorso alla bibliografia analitica e grazie al
confronto fra opere di sua proprietà e quelle custodite presso le più
importanti biblioteche italiane (si vedano i suoi Studi di bibliografia analitica, Bologna, G. Romagnoli, 1882, dove
è in grado di enunciare alcuni canoni fondamentali della disciplina).
Rifiuta, nel
1879, probabilmente sempre al fine di potersi dedicare liberamente agli studi e
alle ricerche bibliografiche, anche la direzione della Biblioteca Nazionale di Roma,
dove si trasferisce negli anni fra il 1873 e il 1882, stringendo sodalizio con
il libraio Silvio Bocca; in effetti le pubblicazioni di quegli anni chiariscono
come egli stesse riversando i suoi interessi eruditi anche in ambito filologico
per la riedizione di grandi classici in lingua latina e italiana: Delle donne famose di Giovanni Boccacci.
Traduzione di M. Donato degli Albanzani di Casentino detto l’Appenninigena.
Edizione terza curata da Giacomo Manzoni, con note, Bologna, presso Gaetano
Romagnoli editore, 1881; Estratto del
processo di Pietro Carnesecchi edito da Giacomo Manzoni, Torino, Stamperia
Reale, 1870 (basato su atti del processo inquisitorio); alcuni articoli di
argomento letterario apparsi sulle pagine della «Rivista enciclopedica» e de
«Il bibliofilo» di Bologna; uno scritto sulla cinquecentesca tipografia
Bottrigari di Bologna negli «Atti e memorie della R. Deputazione di storia
patria per le provincie di Romagna», nel 1883.
Lo studio e
le ricerche sono affiancati dalla costante collaborazione con Ulisse Franchi
nella conduzione delle aste librarie di Firenze.
Nel 1886
rientra a Lugo dove muore il 31 dicembre 1889; a lui il riconoscimento di
figura di prim’ordine nell’ambito degli studi bibliografici dell’Italia del
secondo Ottocento.
Alla BNCF
sono conservate 48 lettere di Giacomo Manzoni a Niccolò Tommaseo e ad Ariodante
Le Brun, dal 1852 al 1874, con coll. Tomm. 99. 17, 18, 19, e 15 lettere di
Niccolò Tommaseo a Giacomo Manzoni, dal 1852 al 1874 e s.d., coll. Tomm. 99, 16
(alcune pubblicate in A. Bruni, Giacomo Manzoni e Niccolò Tommaseo nel
carteggio della Nazionale di Firenze e in altre lettere inedite, in Pirazzini (a cura di), pp. 289-326).
Bibliografia
essenziale
Pirazzini, Antonio (a
cura di), Giacomo Manzoni. Studi, passioni e vita pubblica di un lughese
nell’Italia dell’Ottocento, Faenza, Edit Faenza 1999.
Zavalloni, Fabio, Manzoni,
Giacomo, in «Dizionario Biografico degli Italiani», 69, 2007 (https://www.treccani.it/enciclopedia/giacomo-manzoni_res-c47aa0ff-395f-11dd-904a-0016357eee51_(Dizionario-Biografico)/)
[Mara
Nardo]