Nasce
a Torino il 4 febbraio 1795.
Considerate
le caratteristiche storico-politiche del Piemonte in cui si trovò ad operare, caratterizzato
da un immobilismo secolare, dalla censura e da leggi restrittive in assenza di canali
di diffusione del bene librario, egli può essere considerato come l’iniziatore,
in Piemonte, di un nuovo modo di concepire il ruolo dell’editore e dell’arte
stessa della stampa, che da artigianale diventa meccanizzata (nel 1829
introduce per primo a Torino la pressa meccanica, nel 1830 il torchio meccanico
a cilindro, a partire dal 1847 si serve del motore a vapore).
La
pubblicazione di periodici accompagnati da numerose illustrazioni, l’avviamento
ai torchi di corpose opere rese accessibili grazie alla parcellazione della
spesa, il ricorso alla spedizione in abbonamento postale di periodici e di
dispense, testimoniano la sua attenzione a quanto accadeva in Europa; a partire
dal 1829, in effetti, viaggia a Parigi e Londra, ma già negli anni Venti aveva attraversato
vari regni della Penisola per procurare associati alla sua opera Collectio latinorum cum notis in modo da
sostenerla economicamente, divenendo così moderno promotore di vendite.
Il
tentativo di ricavarsi uno spazio fra interessi regi e contingenze storiche avverse
lo porta a superare le difficoltà rinnovandosi continuamente. L’espansione delle
vendite alle classi sociali emergenti e i progetti di tipo aggregativo sono gli
elementi caratterizzanti i progetti editoriali di Giuseppe Pomba; il suo ultimo
progetto, non realizzato, era quello di creare un emporio in grado di
accogliere le richieste di tutti gli associati.
L’attività
era sorta come negozio a gestione familiare; il padre aveva una rivendita di
libri con annessa stamperia (“Fratelli Pomba”) per pubblicare, secondo
consuetudine del tempo, opere devozionali e libretti d’occasione; la madre, una
volta rimasta vedova, in seguito alla supplica rivolta alle reintegrate
autorità sabaude per avere quattro torchi e la concessione di stampa, può avviare
la “Vedova Pomba e figli”. La casa editrice, sotto la direzione del solo
Giuseppe, dopo la morte della madre e dei fratelli, continua velocemente la sua
evoluzione: nel 1824 “Giuseppe Pomba”, nel 1835 “G. Pomba e Comp.”, per diventare
nel 1848 “Cugini Pomba e C.”, società in accomandita fra Luigi Pomba e Pietro Zecchini,
suo stretto collaboratore e genero.
Al tempo non
esistono giornali letterari: le traduzioni dal francese arrivano da Venezia o
Milano, mentre da Brescia, Padova e Firenze quelle dei classici; i libri nuovi sono
pochi perché le stamperie non si fidano ad esporsi ad un reale rischio
economico, dunque Pomba, nel 1830, decide di ispirarsi all’«Antologia» di
Vieusseux caratterizzando però il suo periodico con articoli tradotti dalle
lingue straniere, affiancati da alcuni contributi originali in forma di lettere
di corrispondenti dall’estero («Antologia straniera. Giornale di scienze,
lettere ed arti presso gli stranieri, ovvero Scelta d’articoli tradotti da’
migliori giornali letterari inglesi, francesi, tedeschi ecc»).
Il
progetto editoriale Biblioteca popolare ossia Raccolta di opere classiche italiane e di greche
e latine tradotte (pubblicato fra il 1828 e il 1832) è animato dallo stesso intento di rivolgersi ad un pubblico non
aristocratico, introducendo in Piemonte piccole, scarne ma accurate edizioni a
basso costo (già nel 1827 aveva stampato un’edizione economica dei Promessi sposi).
Con «Il
Propagatore, ossia Raccolta periodica delle cose appartenenti ai progressi
dell’industria e specialmente di quelle riguardanti l’agricoltura, le arti e la
medicina», dal 1824, pubblicato tramite il sistema dell’associazione che consentiva
un rapporto diretto tra l’editore e l’acquirente, la scelta stessa delle
discipline, che spaziano dalla storia all’economia, dall’igiene alla
meteorologia, confermano la sua scelta di rivolgersi ad un pubblico meno
abbiente ma desideroso di partecipare consapevolmente ai cambiamenti sociali in
atto.
Nel 1833,
allorquando progetta di introdurre in Italia una moderna enciclopedia
universale come già era accaduto in Inghilterra e in Germania (Enciclopedia britannica e Conversations-lexicon), Pomba chiede
all’amico Vieusseux di farsi da intermediario al fine di ottenere la
collaborazione di firme come Giordani, Leopardi, Niccolini. A questo proposito,
il 20 aprile del 1833 Tommaseo scrive nel suo diario di avere saputo che Pomba aveva
inviato all’amico Vieusseux una lettera in cui dichiara il desiderio di avere
Tommaseo stesso come direttore per la redazione del suo progetto di dizionario
enciclopedico (Firpo, pp. 87-97). Vieusseux
conferma l’accettazione da parte del Dalmata che tuttavia nel 1834 deve rifugiarsi
a Parigi dove, un anno dopo, pubblica il suo Dell’Italia (Parigi, A. Pihan de Laforest, 1835), libello caratterizzato
da invettive tali da rendere per lui rischioso un rientro nei territori della
Penisola, nonostante Pomba si fosse dimostrato disponibile ad ospitarlo in
incognito nella propria casa di campagna.
Nel 1833,
in seguito alla chiusura della rivista «Antologia» per ordine della censura granducale, Vieusseux propone
a Pomba di pubblicare il suo periodico a Torino, fornendo ampie informazioni,
dichiarando la disponibilità ad inviare materiali e suggerendo nomi di fidati
collaboratori piemontesi, ma il progetto, malgrado l’interesse manifestato
dell’editore torinese, non viene realizzato: la rivista fiorentina, considerata patriottica e sede
di diffusione del pensiero liberale, aveva messo in allarme i regnanti sabaudi,
come già le autorità toscane.
Dopo aver fondato numerosi
periodici e opere
monumentali fra cui Teatro universale. Raccolta enciclopedica e scenografica pubblicata da una
società di librai italiani (1834-48), Emporio di cognizioni utili (1835-36), Enciclopedia
storica ovvero Storia Universale
(del 1838 con ristampe fino al 1865), Pomba decide di dare alle stampe, fra il 1846 e il 1848, la rivista «Antologia
italiana» riprendendo e realizzando
il vecchio progetto di
trapiantare l’esperienza fiorentina di Vieusseux in terra piemontese; ciò gli porta
una schiera di scrittori che cominciano a gravitare intorno alla sua casa
editrice, e fra questi anche Gioberti e Cavour.
La notorietà e le ripetute ristampe di
alcuni suoi progetti editoriali
deve avere incoraggiato l’editore a promuovere e avviare quello che è stato
definito come il «monumento non caduco della sapienza linguistica di Niccolò
Tommaseo e dell’intraprendenza geniale di Giuseppe Pomba» (Firpo, p. 101),
ossia il Dizionario della lingua italiana
affidato al coordinamento di Tommaseo con la collaborazione di intellettuali esperti.
Egli segue personalmente lo sviluppo dell’impresa fin dal 1856: i carteggi con
gli amici testimoniano un confronto serrato per convincere il dalmata a
dirigere l’impresa, per definire con lui le modalità, i tempi e le
collaborazioni di cui avvalersi. Infatti già nel giugno del 1857 Pomba invia
una lettera circolare a numerosi scienziati e studiosi per invitarli a
collaborare effettuando spogli e raccolta di voci nei settori di loro
competenza.
Fino al 1863,
anche se non fa più parte della casa editrice da lui fondata (nel 1854 aveva
trasformato la casa editrice in una società per azioni con il nome di Unione
Tipografico-Editrice torinese), continua con il suo indispensabile supporto di controllo
assiduo e di coordinamento, con una dedizione sorprendente se consideriamo la
mole del lavoro e l’impegno richiesti.
Del grande
fervore preparatorio iniziale rimangono documenti importanti fra le carte di
Pomba: la sua presenza sulla scena per risolvere le gravi questioni che si
pongono nella fase di avvio è realmente decisiva per il successo dell'impresa.
Muore a
Torino il 3 novembre 1876.
Alla BNCF
sono conservate 84 lettere da Giuseppe Pomba a Niccolò Tommaseo, dal 1834 al
1874, coll. Tomm. 116, 14-16.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Firpo Luigi, Vita di Giuseppe Pomba da Torino. Libraio, tipografo, editore,
Torino, UTET, 1975.
Palazzolo Maria Iolanda, Pomba, Giuseppe, in DBI, vol. 84, 2015 (https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-pomba_(Dizionario-Biografico)/).
[Mara Nardo]