I. Gli antefatti
L'allestimento
del dizionario nasce non solo sulla solida esperienza dei tanti lavori
lessicografici condotti da Tommaseo, ma da una preliminare raccolta di
materiali utili alla costruzione dell'opera. La prima fase delle operazioni è
dunque costituita da importanti lavori preparatori che occupano un anno almeno
(tra l'estate del 1857 e quella del 58), sino all'allestimento di un primo specimen
del Dizionario (il Saggio).
Intorno a Tommaseo si muovono una
serie di letterati, linguisti e lessicografi che cooperano attivamente a
fornire giunte e a coadiuvarne il lavoro. Solo al Bellini è concesso allestire autonomamente
le voci che gli sono affidate. Il Tommaseo protesta di non voler imporre le sue
opinioni, si schermisce, ribadisce di non vuole in nessun modo piegare la
volontà altrui. Ma resta il fatto che il dizionario reca la sua impronta ben
riconoscibile nell'impianto generale e in quelle articolazioni strutturali che
meglio rivelano la novità dell'impresa.
Per metterne in luce questi elementi
caratterizzanti (la più parte, come si vedrà, già ben delineati fin dalle prime
battute del lavoro) facciamo riferimento a una serie di documenti sia di
Tommaseo (Saggio, Norme, Aiuti, Ordine e i carteggi),
Pomba (Promemoria: >Archivi e biblioteche > Carte e carteggi)
sia di altri intellettuali legati all'impresa (>La storia del Tommaseo
Bellini > Testimonianze importanti).
I.
1. I lavori
preparatori
La prima operazione consistè nel
mettere a frutto (sia come modelli strutturali che come contenuti) i due
maggiori e più recenti dizionari: il Manuzzi (seconda edizione: Firenze,
1859-65) e il Tramater (seconda edizione: Mantova, 1845-56). Occorrevano
collaboratori in grado di dare consigli e intervenire nella soluzione delle
questioni più complesse (fra di loro si distinguono fin da subito Giuseppe
Meini e Giuseppe Campi); necessitavano pure collaboratori pronti a fornire giunte,
cioè attestazioni (letterarie o dell'uso) per arricchire il Dizionario, ricavandole da edizioni,
repertori, lessici, glossari o proposte ex novo. Dall'inchiesta non sono
esclusi i dialetti che, pur non potendo essere rappresentati compiutamente,
vengono tuttavia considerati parte integrante della lingua, nonché addotti in
causa al bisogno (specie nell'ambito della lingua antica).
Nel primo progetto del Dizionario
(documentato dal Saggio) sarebbe toccato ai tre maggiori collaboratori
il lavoro di raccolta dei dossier a stampa:
De'
spogli già fatti di testi nelle stampe recenti, è debito indeclinabile
profittare: e questo lavoro è da scompartire fra i signori Campi, Torre,
Fogliani (Aiuti, n. 6).
Alla fine dell'incetta i materiali
da scrutinare erano tantissimi, anche perché, in corso d'opera, era cresciuto
il numero di letterati, provenienti da molte regioni italiane. ben contenti di
offrire il proprio contributo.
Le nuove giunte rappresentano una
parte significativa del lavoro (quello che costituisce, tra l'altro, il
capitolo di guadagno maggiore) nonché particolarmente attrattiva presso gli
acquirenti; non a caso il numero delle giunte promesse giunge a figurare nel frontespizio
con la cifra di ben 100.000 unità.
Occorreva trovare anche esperti di
arti e mestieri che fornissero voci utili a incrementare questo ambito
solitamente trascurato dai vocabolari (a eccezione del Tramater che, sulle orme
del Dizionario settecentesco dell'Alberti di Villanova, aveva fondato il suo
successo proprio su questa apertura ai lessici scientifici). Da ultimo, era
assolutamente necessaria la presenza di qualcuno che avesse grande esperienza
di toscano vivo, così da poter segnalare le voci ormai non più in uso: Tommaseo
stesso raccomanda:
Avere
un toscano da interrogare nei casi dubbi (Aiuti, n. 3).
Anche
per questo, avviati i lavori, decise di lasciare Torino per fissare la sua
dimora a Firenze (1859).
Occorre però dire che le novità
maggiori dal punto di vista delle giunte vengono, almeno per quanto riguarda il
consistente manipolo di quelle apportate da Tommaseo, da una rilettura dei
grandi testi di lingua, insomma dagli autori maggiori. Non serve, come poteva
essere per il Cesari e la sua Crusca veronese (quella studiata da Manzoni),
accanirsi in spogli di autori nuovi, minori o poco noti: la grande ricchezza
della lingua meglio si può attingere ricorrendo ai grandi, Dante in primis.
I.
2. Come procedono
i lavori
Ecco come Carducci, nella sua Recensione
(1861), raffigura con vivacità la grande officina lessicografica ideata da
Tommaseo:
Cercate
e vagliate le giunte degli altri molti vocabolari, e gl’indici delle voci
omesse o degli esempii non citati
dalla
vecchia Crusca, i quali indici sogliono da molti anni accompagnarsi alle stampe
e ristampe dei testi; e le stampe dei classici o nuove o migliori consultate;
consultati i molti lavori filologici di toscani e non toscani, e i dizionari
particolari e i cataloghi e le proposte e i supplementi; la fonte piú
abondevole e norma insieme cui le nuove giunte si confronteranno, sarà l’uso
vivente del popolo toscano (Carducci 1861).
Vedremo
nel dettaglio le singole operazioni; questo quadro d'insieme basti a dare
un’idea sulla complessità del lavoro.
I.
3. La
scrematura
La prima operazione, in verità
assai delicata, è un'attenta scrematura: è necessario togliere ripetizioni e
doppioni. Così, nel suo Saggio, Tommaseo ne sottolinea l'importanza:
Sarà
grande risparmio di spazio lo stralciare le inutili ripetizioni; e i modi
composti di più vocaboli, che però cadevano in due o tre luoghi del Dizionario,
dichiarare sotto il vocabolo denotante l’idea principale, e dagli altri
rimandare a quello (Saggio, § 9)
Rientrano
nel novero l'espunzione degli esempi insignificanti, o ambigui, o suscettibili
di offendere il comune senso del pudore (e qui tocchiamo un punto molto
importante, su cui torneremo poiché il Dizionario vuole essere un libro
'edificante', a livello religioso, filosofico, politico e civile):
Recideremo
gli esempi inestricabilmente oscuri e superflui, e quelli che contengono
sentenza falsa o sciocca, purché non li faccia necessarii la scarsità di
migliori, che allora con qualche osservazione oseremo correggerli, quando non
si confutino da sé, come accade assai volte. Le oscenità nel Dizionario
italiano lussureggianti leveremo; e que’ vocaboli di tal genere che sarà pur
forza registrare, andranno mondi d’esempi (Saggio, § 10)
In
forma perentoria Tommaseo raccomanda ai collaboratori la seguente condotta da
tenere nello scrutinio degli esempi: «Recidere i superflui. Compire i tronchi.
Rischiarare gli oscuri» (Norme, 9-11).
II.
4 La prima
impaginazione
Occorreva qualcuno che raccogliesse
i materiali e provvedesse (magari guidato dal Direttore, a dare una struttura
al lemma). Dopo un primo tentativo affidato a collaboratori maldestri, prende
in mano le redini del complesso e faticosissimo lavoro Bernardo Bellini,
letterato di lungo corso e di solida preparazione lessicografica. Tocca a lui
la prima sistemazione delle voci da inviare a Firenze per la supervisione di
Tommaseo.
II.
5 Le bozze, le
correzioni, la stampa
Il grosso del lavoro redazionale si
svolge dunque a Torino, dove la UTET poteva contare su uno staff di redattori
di provata esperienza. I controlli sono minuziosi, la qualità garantita.
Una
sola bozza fa il giro di qualificati lettori prima di giungere alla
supervisione ultima di Tommaseo ed essere licenziata (> Carte e carteggi
> Promemoria di Pomba).
II.
6 Lavoro di
gruppo e responsabilità individuali
Tommaseo insisteva nel riconoscere
a ogni collaboratore responsabilità precise: di qui l'uso di sigle che
contrassegnano le giunte e gli altri apporti utili all'impresa (definizioni,
osservazioni, ecc.):
Ciascuno
risponde del proprio lavoro e distingue con un proprio segno le giunte di
qualche conto (Aiuti, n. 12).
Quelle
di Tommaseo sono contrassegnate, com'è noto, dalla sigla: T., tra parentesi
quadre.
II. Come è costruito il Dizionario
Per
addentrarci nell'officina lessicografica vera e propria è opportuno fornire un
quadro della struttura del Dizionario e individuarne le articolazioni
più complesse intorno alle quali si concentra il lavoro di Tommaseo in primo
luogo, e sulle sue orme del Bellini. Facciamo riferimento a una serie di
documenti molto importanti sia di Tommaseo (Saggio, Norme, Aiuti,
Ordine) che si trovano in > Carte e carteggi; sia alla celebre
Recensione di Carducci (>La storia del Tommaseo Bellini > Testimonianze
importanti).
II.
1 L'allestimento
delle voci
Stabilito
il lemma (e cioè «l'unità grafica che costituisce l'intestazione di un
articolo o voce di dizionario o di enciclopedia»), occorre procedere alla definizione,
elemento molto importante (nelle Norme Tommaseo raccomanda:
«Migliorare le definizioni e le spiegazioni») su cui il Nostro nel Saggio
torna in più luoghi:
In
un Dizionario a dichiarare i significati de' vocaboli giova sovente, più che la
definizione scientifica, una spiegazione in altri termini comunemente noti (Saggio,
§ 2).
Si
baderà che le nostre spiegazioni determinino, ma non restringano, il naturale
significato, acciocchè gl'inesperti non vengano indotti in errore, credendo
illeciti certi usi che sono non solo dall'analogia permessi, me dall'indole
dell'idioma richiesti (Saggio, § 2).
Porremo
di solito per primo il più comune significato del vocabolo, non il più
etimologico o storico, se non quando l’uno dall’altro non si allontanino
troppo: ma l’uno sempre con l’altro illustreremo
(Saggio,
§ 15).
Per
migliorare le definizioni, utile certamente consultare i vocabolari stranieri:
«Spogliare i migliori dizionarii delle altre lingue per coglierne le
definizioni accettabili: al che sarebbe attissimo il Camerini» (Aiuti,
n. 2). Del resto già con il Dizionario dei sinonimi Tommaseo si era
mostrato attento ai nuovi proposti dalla lessicografia europea.
Occorreva porre attenzione alle
varietà grammaticali. Prefissi e suffissi mutano il senso della parola per
lo più in modo prevedibile; ma non si può generalizzare, e dunque occorre
sottolineare opportunamente le sfumature che la parola derivata viene ad
assumere:
I
varii sensi che suol dare al vocabolo l'uscita grammaticale o la particella
prefissa, possonsi ridurre a norme generali d'analogia; ma perchè le eccezioni
(più apparenti del resto che vere) sono di molte, gioverà talune almeno con
esempi a luogo a luogo additarne (Saggio, § 2).
Speciale
riguardo meritano superlativi e diminutivi:
De’
superlativi non è da fare articolo da sé, ma paragrafo allora che abbiano del
singolare. i diminutivi e gli accrescitivi e simili richieggono bene un
articolo che ne attesti l’uso vivente e il modo dell’uso, giacchè la semplice
analogia a ciò non serve; e se Cicerone avvertiva non potersi in latino da
tutti i nomi trarre altrettanti diminutivi della forma medesima senza andar
nello strano e nel ridicolo, molto più in italiano, che di tale ricchezza
essendo più copioso, vuole appunto per questo maggiore accorgimento in usarla (Saggio,
§ 11);
le
varietà fonetiche, arcaiche, irregolari:
E
in genere delle uscite e de’ nomi e de’ verbi, indicheremo doversi prescegliere
le più comunemente usitate, anco che di talune gli esempi scarseggino o
manchino, ma anco le antiquate o le rare non saranno omesse; e quelle forme
irregolari che i meno esperti non potessero riconoscere alla prima,
collocherannosi nel Dizionario in ordine d’alfabeto, riandando alla forma
regolare per la dichiarazione e gli esempi; vada sotto la V, rimandando
ad andare, ha o have, rimandando ad avere (Saggio,
§ 11);
i
derivati, da trattare con saggia economia di risorse:
Nelle
voci derivate non sempre si distingueranno i significati in tanti paragrafi
quanti la principale ne conta, potendo lo studioso, anzi dovendo, ricorrere a
quella per cognizione più piena (Saggio, § 10).
Vanno
distinti aggettivi da participi e aggettivi sostantivati:
E
così gli aggettivi dai participii, gli aggettivi sostantivati, distingueremo
ove occorra; e così i participii contratti, come compro per comperato,
e gli aggettivi usati a modo d’avverbio, come chiaro per chiaramente
(Saggio, § 10).
e
gli omografi:
Gli
omonimi in ordine d’origine: come pesca frutto, che viene da Persia,
prima di pesca che, viene, da piscis. Altri omonimi ch’hanno senso non
pure distinto ma diverso, come parare, asse, non solo in
paragrafi, ma in articoli da sé. Que’ modi che fanno ora una voce ora no, come a
canto, a lato, avranno un articolo nel primo caso, nel secondo
converrà ricercarli sotto l’articolo principale di cui si compongono, lato,
canto. Nell’ordine da prescegliere può cadere dubbio o arbitrio, fino a
un certo segno però: e quando pure da noi si sbagliasse, il proposito
d’attenersi ad un ordine, d’addestrarvi gli studiosi, e d’invitarvi i
compilatori de’ Dizionarii avvenire, sarebbe di per sé fruttuoso (Saggio,
§ 17).
II.
2 L'etimologia
I
vocabolari precedenti si erano spesso avventurati in supposizioni azzardate:
Tommaseo, almeno in linea di principio, cerca di essere prudente (anche se poi,
di fatto, nel Dizionario si trovano
supposizioni azzardate):
Noi
noteremo non l'origine più antica che finora si sappia, ma sì la più prossima;
e ove questa da noi s'ignori, l'affinità con altre lingue a cui non è
dimostrabile che la nostra direttamente abbia attinto. Sempre per altro
intendiamo affermare che la voce italiana sia direttamente derivata neanco
dalla latina che più le somiglia, giacchè potrebb’essere che quella si rechi a
un idioma italico più antico dello stesso romano; intendiamo additare non altro
che affinità e consonanza (Saggio, § 3).
Si raccomanda ai compilatori:
«Proporre le etimologie più evidenti e più prossime» (Norme, n. 5), e si
suggerisce di indicare con molta parsimonia le corrispondenze della voce con
altre lingue, latino e greco compresi:
I
modi latini e greci, fatti dalla Crusca corrispondere ai nostri, li
tralasceremo, e perché, non li potendo apporre a ciascuna voce o locuzione, non
potendo cioè nè dovendo formare un Dizionario comparato delle due o delle tre
lingue, cioè delle due o tre civiltà, il lavoro riuscirebbe imperfetto e
insufficiente (Saggio, § 4).
Togliere
via i corrispondenti greci e latini, pochi de' quali davvero corrispondono (Norme,
n. 4).
Per questa ragione nel TB,
per quanto riguarda le derivazioni dal Latino, troviamo l'indicazione di «affine»,
anche quando la voce è la stessa.
II.
3 Le sinonimie
Molta
attenzione è posta alle differenze semantiche, ma senza quell'abbondanza
necessaria ad un solo dizionario specifico su questo tema. In realtà, come è
facile sospettare, molte delle distinzioni presenti nel Dizionario dei sinonimi
di Tommaseo sono qui recuperate e sfruttate:
Intendasi
dunque che dichiarando l'un modo italiano con l'altro, non si vuole spacciarli
per sinonimi mai [...] Per la trattazione di tale argomento più piena,
manderemo ai Dizionari dei Sinonimi; lavoro da sè, che non si deve nè si può
confondere a questo» (Saggio, § 5)
E
nella distinzione de’ vari usi d’un vocabolo sarà avuta la mira primissimamente
all’ordine dell’idee; per ciò, notato anzi tutto il significato più comune, si
seguiteranno quindi a grado a grado gli usi diversi, secondo che rispondano
alle modificazioni e relazioni diverse delle idee, secondo che rampollino
dall’associazione di quelle nel parlare comune; e i traslati, quando convengano
a cadere sotto una idea sola, in un solo paragrafo raccolti; ma distinti,
quando troppo confusi negli altri vocabolari; non senza cura che gli esempi
attestino l’uso della voce o del traslato o della frase nei vari secoli e
stili, e quella presentino nelle sue varie attitudini e atteggiamenti» (Carducci
1861).
II.
4 L'ordine
logico della voce
È questo il campo dove Tommaseo
lavora con più impegno:
Senza
vanto diremo, che il pregio principale, non conseguito sempre, ch’è impossibile
ad uomo, ma avuto di mira in questa più rifusione che ristampa, si è l’ordine
delle idee (Saggio, § 16).
Del
resto la sua formazione era stata profondamente segnata dal magistero di
Rosmini e da una disciplina filosofica particolarmente complessa e ardua
(quella che, al grande Roveretano, sarebbe servita a contestare gli assunti dei
maggiori illuministi e dei grandi filosofi coevi).
Per articolare meglio lo sviluppo
delle voci polisemiche, Tommaseo fa ricorso anche ai numeri romani:
Negli
articoli che abbracciano molti significati, il numero arabico segnerà la serie
totale, un numero romano chiamerà l’occhio alle principali sezioni, e renderà
più agevole il trovare l’idea che si cerca (Saggio, § 16)
Lo
scrupolo nell'ordinamento è merito che viene riconosciuto pienamente dal
Carducci:
Ma
l’ordine logico e ideologico accuratamente introdotto e serbato, la diligenza
nell’accogliere largamente dal linguaggio vivo ciò ch’era sfuggito agli
Accademici, né tutt’affatto per colpa loro, ci paiono da questo primo saggio,
desiderati e singolari pregi del dizionario torinese (Carducci 1861).
III. Questioni di lessico
Un
comparto speciale della ricerca e dell'innovazione compete alle ricognizioni
propriamente lessicali. Qui conta l'officina dei Sinonimi (ancora ben
attiva, lo ricordiamo, nell'edizione milanese del Reina, 1854, che di poco
precede l'avvio del Dizionario), non tanto e solo nel sottile distinguo
tra voci affini, ma nello studio attento e appassionato della lingua viva nelle
varie declinazioni dell'uso (diastratiche e diafasiche in particolare, diremmo
oggi).
III.
1 Toscano e
fiorentino
Tommaseo
non parla mai di fiorentino vivente, ma di toscano: anche solo da questo
dettaglio si evince una certa distanza dalla soluzione manzoniana, mai
apertamente contestata, ma neppure mai pienamente accolta. Per Tommaseo la
lingua italiana non può avere i confini stretti auspicati da Manzoni, poi
sanciti dalla Relazione al Ministro Broglio (1868). Nel Saggio si
parla sempre di Toscana e di toscani. Così ad esempio per l'ortografia si
legge:
Le
voci di varia pronunzia o ortografia saranno più specificatamente dichiarate
con copia d’esempi nel luogo dove le sono più conformi all’uso vivente; le meno
usitate o per antichità o per volgarità o per altro, basterà poter attestare
come e quando siano state adoprate, indicando l’autore e il luogo, senza recare
il passo per intero; il quale, se notabile, cadrà opportuno sotto la forma più
comune, quand’altri mancassero, o a piena illustrazione non fossero
sufficienti. Faremo il simile delle voci corrotte, notando quali sian vive, e,
se si può, in qual dialetto. Alla ortografia de’ Toscani ci atterremo, ma alla
più comune e de’meglio parlanti (Saggio, § 9)
Il
problema è comunque accogliere largamente la lingua viva, la quale non è
certamente rappresentata nei testi scritti nella sua complessità. Di qui la
necessità di un'esemplificazione introdotta, quando necessario, dai compilatori
stessi:
E
quando esempi manchino di voci e modi che pur tutti riconoscono vivi, li
registrererno pur tuttavia, seguendo l'esempio della Crusca; e ci apporremo una
dichiarazione in forma d'esempio, secondo che altri Dizionarii fanno; non
intendendo di darla per autorità; come interpreti, non già come testi (Saggio,
§ 6).
E
nelle Norme si legge: «Notare principalmente i vocaboli e modi viventi;
e se esempio di scrittore manca, forgiarne qualcuno acciocché siano meglio
intesi» (Norme, 17).
III.2 Il ruolo del latino
Il
ruolo del latino nel Dizionario è fondamentale: il legame tra latino e
volgare è attivo non solo per le ascendenze cospicue testimoniate dalle opere
dei grandi autori o per il ricchissimo filone delle traduzioni, ma resta come
un cordone ombelicale ancora suscettibile di nutrire di nuovi alimenti il
volgare: citiamo due passi a questo proposito assai eloquenti:
Ma
di que’ modi italiani i quali nella radice o nella imagine figurata che portano
seco, corrispondessero a capello con modi latini o greci, sarà notata qua e là
tale corrispondenza, che attesta insieme la bontà loro e la provvida unità
dello spirito umano, ed è materia ai ragionamenti della scienza e agli esercizi
dell’arte. Quello che noi non faremo se non rado e come per saggio, possono gli
scrittori, specialmente i maestri, fare con grande profitto: negli autori greci
e latini, e nei Dizionarii delle due lingue, cogliere i modi che mancano fin
qui d’esempio nel Dizionario della nostra, ma che pure sentonsi italiani, e
altri foggiarne di somiglianti: lavoro che condotto con la debita cura e
temperanza, arricchirebbe e il linguaggio e i pensieri (Saggio, § 12)
Dai
vecchi comenti e dalle traduzioni raccoglieremo la non bene accertata e non
curata proprietà de' vocaboli; e com’altri fece del Davanzati con Tacito,
porremo a fronte al volgare il latino. Le voci antiquate che rincontransi
accanto a quella di cui si tratta, volteremo, come fa il sig. Gherardini, in
altra dell'uso, a servigio de' principianti o de' forestieri. I passi oscuri
che sia pur forza recare, tra parentesi dichiareremo o asseverantemente o in
forma di dubitazione; cosi proporremo la correzione di quelli che ci paressero
sbagliati; non omettendo però di segnare a suo luogo anche la forma che pare
error di copista o d'editore, ed è talvolta idiotismo, non inutile alla storia
della lingua, e soggetto d'indagini profonde a chi sappia farle (Saggio,
§ 7)
Di
qui la raccomandazione ai compilatori:
Ai
testi tradotti da antichi porre accanto il testo, per maggiore chiarezza (Norme,
n. 15).
Il
Dizionario deve far sentire sempre attivo il rapporto con il latino, e
riscoprirne, per così dire, il vivo fermento anche nella lingua dell'uso:
Dalla
lingua greca e latina dedurre usi viventi, ancorché non manchino esempi
italiani (Norme, n. 16).
Questo
stretto legame con la 'lingua madre' risulta un elemento di spiccata novità che
non sfugge all'acuta radiografia di Carducci:
Tralasciati,
e con ragione, perché un dizionario non può bastare alla comparazione di tre
lingue e di tre civiltà differenti, i modi greci e latini fatti
sistematicamente dalla Crusca rispondere ai nostri; sarà in quella vece notata,
quando esista, la somiglianza o nella radice o nella immagine figurata tra
certi modi italiani e altri greci e latini; sarà, a mostrare la proprietà vera
della parola, messo a confronto del volgare il latino in alcuni esempi ricavati
da traduttori e da vecchi comenti (Carducci 1861).
III.
3 Le voci
straniere
Punto
dolente, in un'età dominata da istanze puristiche, la condotta nei confronti
delle parole straniere, che potremmo definire di accettazione limitata e
prudente:
Cancelleremo
gli esempi di voci prette straniere usate da Italiani, notando solo per la
storia della lingua l’autore e il luogo (Saggio, § 11).
Nelle
Norme si legge: «Ai francesismi o barbarismi contrapporre il modo
italiano» (Norme, n. 19).
Eppure Tommaseo voleva che il suo Dizionario
guardasse all'Europa e si offrisse come strumento utile all'apprendimento della
lingua a una platea europea: Per questo, nel suo primo progetto, ogni voce
avrebbe dovuto annoverare l'equivalente francese:
Se
al principale uso di ciascun vocabolo volessesi contrapporre il corrispondente
francese (con che farebbesi il Diz. più accetto a tutta Europa) potrebbesi di
ciò pregare il sig. Leopardi (Aiuti, n. 4).
La
proposta, non trovando il consenso dell'editore, fu messa da parte.
III.
4 L'arcaismo
Il
trattamento delle voci desuete o rare, costituisce, nella storia della
lessicografia (quella ottocentesca), un punto sempre molto delicato:
Le
note di voce antiquata, voce latina, voce bassa, voce poetica, un po’
tirannescamente affibbiate a
certe
parole, come a scomunicarle dall’uso, dispariranno; sostituito un segno,
“quanto piú si saprà ponderato per osservazione e studio ed esperienza e per
aiuto di fidati consigli; un segno che additi le voci a opinione e conoscenza
dei compilatori meno frequenti nel linguaggio ordinario, sempre intendendo che
questa non sia sentenza di giudici ma deposto di testimoni. E ciò pure
giustissimamente: ché un camposanto di vocaboli morti o voluti uccidere in
lingua vivente non si potrà fare mai; forse potrebbesi un indice di voci
corrotte nella pronunzia o nell’ortografia (Carducci 1861).
III.
5 Il lessico scientifico
La
decisione di includere nel Dizionario il linguaggio scientifico sollevò
grandi problemi, dato lo sviluppo tumultuoso della tecnica, con ingresso di
forestierismi, neologismi, voci iperspecialistiche note solo a una cerchia
assai ristretta di utenti. Non è vero, come pure s'è detto, che Tommaseo fosse
abbastanza indifferente a questo tema lessicologico, al contrario egli ammette
che fu una delle parti più difficili del lavoro:
Il linguaggio scientifico è una delle più difficili parti di
questo lavoro. Ma importa che gli scienziati e tutti i lettori si rammentino
che questo non può né dev’essere un dizionario compiuto e minuto di ciascuna
scienza e arte e mestiere; che sole quelle voci e que’ modi debbono averci
luogo i quali già son passati negli usi comuni del vivere sociale; che se i
Dizionari speciali rimangono tuttavia tanto imperfetti e zeppi di forme
ineleganti o esotiche, non è nè giusto nè rigoroso richiedere ai filologi o al
popolo quello che gli stessi periti non hanno dato fin qui; che questo
Dizionario addita la consuetudine qual è, non la ingiunge né la crea (Saggio,
§ 15)
Si trattava comunque di passare al vaglio la
gran quantità di materiali provenienti dai molti studiosi che fornivano giunte dai versanti
delle lingue speciali.
IV. Cantieri speciali: traslati e locuzioni
IV.
1 I sensi
traslati
L'abbondanza
di attestazioni relative ai sensi traslati costituisce un elemento di indubbia
novità del Dizionario:
Abonderemo
ne' sensi traslati, ch'è non piccola parte della ricchezza e potenza delle
lingue; ma sopra tutto ne’ modi più vivi e più comunemente usitati, molti de'
quali appunto per questo furono omessi, o che l'averli sempre negli orecchi li
facesse, come accade, meno avvertiti; o che l'un compilatore s'affidasse alla
diligenza dell'altro; o che le cose più comuni, e però più naturali e più
necessarie, pajano di men pregio che le rare (Saggio, § 6)
Carducci
mostra di apprezzare particolarmente la ricchezza del censimento:
Per
ciò grande la nuova dovizia dei sensi traslati, omessi per la maggior parte in
altri dizionari, o perché nella frequenza dell’uso meno avvertiti, o perché in
minor pregio tenuti rispetto alle forme strane di cui specialmente andavasi in
caccia. Dei quali modi vivi se mancheranno le autorità scritte, i compilatori
staranno contenti, come usò la vecchia Crusca, a registrarli aggiungendo una
dichiarazione in forma d’esempio (Carducci 1861).
IV.
2 La ricchezza
delle locuzioni
Le
locuzioni rappresentano il segmento della lingua viva cui Tommaseo mostra più
attenzione: si tratta del comparto decisamente trascurato dalla lessicografia
precedente (mentre è il più assiduamente coltivato da Manzoni, che ricava
proprio da questo comparto le risorse più utili a forgiare la lingua dei Promessi
sposi). In effetti è stato osservato che buona parte delle giunte di
Tommaseo alla Crusca veronese si sviluppano in questa direzione (nel portale
saranno pubblicate quelle relative alle lettere A e B, a cura di Lucia
Caserio).
IV.
8 La rete delle
parole
Nel
Dizionario è posta cura speciale al distinguo tra parole affini, che era
stato il tema del Dizionario dei sinonimi, ossia la prima grande impresa
lessicografica di Tommaseo:
Gli
studiosi più timidi e meno esperti potranno rendere a sè fecondo lo stesso
Dizionario italiano ponendo mente agli usi varii della medesima voce non solo
nel titolo principale, ma negli articoli altresì de’ vocaboli derivati da
quella; distendendo lo sguardo ai vocaboli affini. Così non poche maniere da
rendere più ricco l’uso di affetto rinvengonsi sotto amore, e a
vicenda (Saggio, § 12)
V. I requisiti della citazione
Abbiamo
toccato alcuni punti cruciali del Dizionario: nell'allestimento delle
voci il lessicografo li ha sempre presenti, sia che la voce sia frutto
interamente del suo lavoro, sia che invece si trovi a scrutinare quanto
prodotto da altri. La voce risulterà pienamente persuasiva quando risultano
armonizzate tutte le sue parti.
Ma il cuore pulsante del dizionario
è probabilmente il corredo delle citazioni: è qui che il Dizionario
supera i concorrenti prossimi o remoti. L'esempio, per essere accolto, deve
essere sempre autosufficiente sul piano della sintassi e del significato
e deve comunque possedere piena leggibilità, anche tramite l'intervento
dell'editore (tra parentesi e in corsivo). Prima di tutto saranno da integrare
le citazioni incompiute:
Si
cercherà di compire le citazioni monche, le quali danno idee false, e risicano
di pervertire l'uso; guardando talvolta o facendo guardare ne' testi o nelle
stampe migliori (Saggio, § 8).
Per
garantire la chiarezza meglio giocare sulla brevità che sulla lunghezza:
Più
che allungare i passi recati, ci avverrà di doverli accorciare, levandone le
parole superflue, che spesso oscurano e confondono; e imitare la sapiente
parsimonia del Forcellini che scrive sola senz'altro la locuzione quand'ella
sia chiara da sè (Saggio, § 8).
È
lecito, anzi opportuno, che il lessicografo intervenga a commentare e
correggere. Nelle Norme si raccomanda:
notare
i difetti de' non imitabili (Norme, n. 13).
Da
privilegiare le citazioni significative, per qualche pregio speciale, estetico
o morale:
Scegliere
esempi che contengano sentenze utili e belle (Norme, n. 9)
come
dire che il lettore deve trarre dalla lettura del Dizionario spunti di interesse
o di riflessione.
Occorrerà poi badare alla varietà
delle attestazioni sia a livello cronologico che di genere:
Procureremo
che i varii esempi attestino l'uso della voce ne' varii secoli e stili; ma se
più d'uno l'adopra nel significato medesimo, o accorcieremo l'esempio, o
additeremo soltanto il luogo dove poter rinvenirlo (Saggio, § 6).
La
voce deve uscire illustrata nel più vasto campo di impiego; il Dizionario
disegna infatti gli spazi in cui è stata impiegata, ma anche quello delle sue
potenzialità residue.
Anche nella selezione degli esempi
si deve privilegiare il toscano vivo:
La
fonte più abondevole è l’uso vivente toscano, non l’uso corrotto né il
parziale, ma il più generale e conforme all’indole della lingua e alle
tradizioni de’ secoli. Delle nuove giunte tolte agli scrittori, e dai già
spogliati e dagli stampati recentemente, quelle parranno ai più di noi da
prescegliere che consuonano all’uso vivo (Saggio, § 12).
Le
citazioni devono illustrare la semantica della parola e ordinarne le varietà
come sviluppo coerente: è dunque necessario, anche in questo caso, espungere i
doppioni e accogliere invece esempi che possano illuminare aspetti trascurati:
Che
se degli esempi, che negli altri Dizionarii dicono per l’appunto il medesimo,
ne torremo via taluni; altri ne aggiungeremo non tanto per servire a varietà,
quanto a far piena fede dell’uso. In un paragrafo, ripetasi, raccoglieremo più
sensi conformi; que’ ch’altri aveva confusi, in più paragrafi distingueremo (Saggio,
§ 16).
Il
risultato di questa complessa strategia è quello di una costellazione di
citazioni 'funzionali' intese a lumeggiare le diverse, eppure collegate e
concordi, sfaccettature della parola.
Così Carducci riassume
efficacemente la disciplina che governa la severa selezione:
Del
resto, ristretti o accorciati: tolti via, ove non necessarissimi, i passi
oscuri; se no, cercati dichiarare o asseverantemente o dubitativamente fra
parentesi tolte via le oscenità: dai men corretti, sebben citati scrittori,
accolte solo le testimonianze per le voci che mancano d’altra autorità e pur
sono nell’uso: compiute le citazioni monche che falsan le idee, ma altre
sfrondate del troppo e del vano (Carducci 1861).
Il
risultato è nuovo e sorprendente: il Dizionario diventa un liber
leggibile, istruttivo, che non lascia mai solo il lettore con i suoi dubbi.
La voce si presenta quasi come un testo composito, dove
anche la contiguità degli esempi spesso non è casuale, ma studiata. Lo sapeva
bene D'Annunzio, che lavorava non solo sui prelievi lessicali, ma anche sulle
suggestioni ricavate dagli esempi, talvolta, per l'appunto, sulla compagine
della voce: così, sulla voce otre del Dizionario, costruisce
buona parte di una lunga lirica di Alcyone (L'otre
appunto).
[Donatella Martinelli]