Sulla copertina, che sul lato sinistro riporta tre linee con i colori del tricolore italiano, leggiamo un titolo parzialmente difforme da quello del frontespizio interno: Il nomenclatore italiano. Illustrato con 73 tavole fuori testo. Vocabolario che, con nuovissimo metodo, non solo spiega ma suggerisce vocaboli e locuzioni, dando veramente le parole per mezzo delle idee e le idee per mezzo delle parole. Aggiunto un VOCABOLARIETTO ITALIANO-ARABO-TRIPOLINO compilato con lo stesso metodo [il grassetto è nel testo]. Come detto si tratta sostanzialmente di un’anastatica del Nomenclatore scolastico (d’ora in poi NS), pubblicato nel 1913 presso lo stesso editore. Prova è la pagina intitolata Principali abbreviature, posta subito prima della lettera a, e, dopo la p. 2312, la breve nota Qualche norma per l’uso di questo vocabolario, identiche a quelle presenti nel NS. Dopo la nota appena menzionata troviamo l’Appendice che consiste nel Prontuario di voci italiano-arabo-tripoline compilato dal prof. Eugenio Levi. Questo è datato 1916. Chiudono il volume 73 tavole illustrate, tutte in bianco e nero. Descriviamo ora il paratesto del Prontuario. Il Prontuario, che consta di cinquantuno pagine numerate (la numerazione riparte da 1 e non continua quindi quella del Nomenclatore italiano) è datato 1916 e si apre con una Prefazione a firma «dott. Eugenio Levi». Il lettore è informato che questa «breve nomenclatura tripolina» si propone come scopo quello di «dare un aiuto nell’apprendimento di quel materiale di vocaboli ch'è assolutamente necessario nelle relazioni cogli indigeni». L’autore dichiara di essersi servito come base per il proprio lavoro di due opere precedenti (Hans Stumme, Märchen und Gedichte aus der Stadt Tripoli in Nordafrika, Leipzig, J. O. Hinrichs‘sche Buchandlung, 1898 e Eugenio Griffini, L’arabo parlato della Libia, Milano, Hoepli, 1913), pur non avendole seguite pedissequamente nella scelta del materiale lessicale raccolto e qui presentato. La disposizione delle voci è «rigorosamente sistematica e metodica» e che «l’ordine alfabetico e del tutto bandito»: «i vari vocaboli si raggruppano intorno ad un concetto principale, con cui hanno attinenza». Questa scelta appare per l’«apprendimento di un idioma straniero». Seguono brevi note sulla rappresentazione dei suoni, con un rimando a una spiegazione più approfondita nelle pagine seguenti: «per la rappresentazione dei suoni tripolini abbiamo adottato un sistema convenzionale molto semplice, più innanzi spiegato, che ci parve rispondere allo scopo pratico senza troppo discostarsi dal cosiddetto alfabeto fisiologico, tradizionalmente seguito dagli studiosi». La prefazione si chiude con l’auspicio «gli studiosi, nelle cui mani abbiano la fortuna di pervenire queste pagine, ci segnalino le modificazioni, i miglioramenti, ch'essi credono necessarii, per un’eventuale altra edizione, a cui già abbiamo pensato se non altro per aggiungere a questa nomenclatura di semplici vocaboli un po’ di fraseologia». Seguono due pagine intitolate Valore dei segni adoperati nel presente dizionarietto. Oltre a suoni comuni alle due lingue – indicati con simboli in parte ancora oggi validi, come k per la velare sorda e g per la sonora (ma la fricativa palatale sorda è indicata con s’) – vengono descritti i «suoni arabi sconosciuti alla fonetica del Toscano». Dalla p. 7 alla 51 abbiamo il prontuario vero e proprio in cui le voci, disposte su due colonne, ordinate secondo un principio metodico – che, come abbiamo già detto, garantirebbe secondo l’autore «il vantaggio didattico dell’associazione» – e suddivise in diciotto capitoli (alcuni dei quali chiaramente nominati, per esempio il primo si intitola Universo, il secondo I tre regni).