I due volumi che compongono il dizionario di Rigutini/Bulle escono in due momenti diversi. Il primo nel 1896, mentre il secondo nel 1900. Per quanto, come già detto, quest’opera rappresenti per la prima volta il lavoro di un lessicografo italiano e di uno tedesco, in realtà, anche altre “menti” si sono prestate alla stesura e alla revisione del dizionario. Come affermato nella Prefazione, Rigutini fu il primo a dare l’«impulso ad intraprendere questo lavoro, sovvenne de’ suoi consigli e della sua esperienza l’autore [Bulle], rivide e corresse con grande sollecitudine le prove di stampa» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: V). Dunque, Rigutini si è occupato principalmente di controllare i lemmi italiani e di rivedere le bozze. Sempre nella prefazione in italiano si ringraziano anche il console Louis Tolhausen di Wiesbaden e il professore H. Ambronn di Lipsia, per aver riletto le bozze e aver fornito termini tecnici.
Il secondo volume del Rigutini/Bulle è pubblicato, come si è detto, solo nel 1900. Come Rigutini, anche Bulle, sebbene inizialmente molto impegnato dal progetto del dizionario, deve “delegare” la stesura e la revisione ad altri. Bulle, infatti, dal 1897 torna a vivere in Germania e, in qualità di redattore per la Münchner Allgemeine Zeitung, non è più in grado di dedicarsi a tempo pieno alla sua opera lessicografica. Non è un caso, infatti, che anche nella Vorrede tedesca si ringrazino alcune figure che, soprattutto per quanto riguarda la seconda parte del volume, dalla L alla V, hanno collaborato alla realizzazione del dizionario: il professore Friedmann di Milano, ma anche il dottor De Stefani di Firenze, G. Brombin di Monaco e M. Sattler di Brema. Infine, anche qui si ringrazia il console Louis Tolhausen di Wiesbaden (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VII). Secondo Kolb (Kolb 2004: 411), è possibile che anche Giulia Weismann, originaria di Francoforte e seconda moglie di Rigutini, abbia dato il suo contributo ai volumi.
La fortuna del dizionario di Rigutini e Bulle è giunta fino alla seconda metà del Novecento, con una ristampa anastatica nel 1981. In un altro articolo scritto sempre per il Corriere della Sera del 9 novembre 2014 Magris definisce il Rigutini/Bulle «forse il più grande nel suo campo, nonostante il tempo passato» (Magris 2014: 31).
Certamente, il successo dell’opera di Rigutini e Bulle viene riconosciuto anche al momento della sua pubblicazione, come si può evincere dalla recensione di Oskar Hecker del 1896. In questa occasione, Hecker – anche lui filologo – oltre a commentare positivamente il prezzo e la qualità del dizionario (confrontando quest’ultimo con l’opera di Henriette Michaelis), rivede in maniera attenta e puntigliosa le prime voci presenti nel lemmario italiano-tedesco (Hecker 1896: 450-466).
Il dizionario è costituito da due volumi: il primo (Rigutini/Bulle 1896) contiene la direzione italiano-tedesco, il secondo (Rigutini/Bulle 1900) tedesco-italiano. In seguito al frontespizio troviamo una prefazione piuttosto dettagliata (in italiano e poi in tedesco nel vol. I, con l’ordine inverso nel vol. II). Vi è poi una pagina con la lista delle marche diatecniche («Termini tecnici. – Fachausdrücke.») e un’altra con la lista delle altre abbreviazioni usate nel dizionario, la «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate. Erklärung der Zeichen und gebräuchlichsten Abkürzungen»). Si noti che nel vol. II l’ordine di queste due legende è invertito, con «Erklärung der gebräuchlichsten Abkürzungen. Spiegazione delle abbreviazioni più usate.» prima di «Fachausdrücke. – Termini tecnici.». Queste liste sono seguite da ulteriori indicazioni d’uso per i consultatori, l’«Avvertimento» (in tedesco «Vorbemerkungen»). Nel vol. I troviamo la versione tedesca e dopo quella italiana, il contrario avviene invece nel vol. II. Troviamo poi il lemmario a tre colonne, seguito da alcuni lemmi integrativi nelle «Aggiunte – Nachtrag» (o «Nachtrag. – Aggiunte» nel vol. II).
Rigutini/Bulle è un dizionario caratterizzato da «un’impostazione e una strutturazione straordinariamente moderne» (Kolb 2004: 414), «un’opera immensa con 200 000 voci e 300 000 accezioni, una fotografia del mondo alla fine dell’Ottocento, con l’avanzare dell’industrializzazione, ma con ancora tante radici nell’universo delle arti e dei mestieri» (ivi: 411). Come accennato nel campo Ideazione e carattere dell’opera, gli autori intendevano produrre un dizionario volto all’«uso pratico delle due lingue» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: V; cfr. anche Gärtig-Bressan [2021: 108] per la praticità nella consultazione come obiettivo del dizionario), ragione per cui «era necessario dare al suo consultatore la sicurezza, se una voce registrata sia ancora nell’uso, o sia stata accettata dai ben parlanti; oppure se appartenga alla lingua solamente sotto certe condizioni» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: V), obiettivo perseguito tramite l’inserimento di «segni critici». Quest’accenno alle marche diasistematiche, come la croce, l’asterisco e il triangolo (che verranno trattati sotto), fa già intuire la varietà dei lemmi inseriti nel dizionario: si tratta di parole tratte dal parlato, di voci letterarie o poetiche, ma anche di tecnicismi, forestierismi o regionalismi.
Gli autori segnalano che, per i vocaboli italiani, «una base generale e sicura si doveva e si poteva trovare nell’uso toscano» (ibid.), esattamente come è avvenuto per il dizionario Vocabolario della Lingua parlata (Rigutini 1893), al contempo senza «lasciare affatto da parte le voci dialettali, se c’era qualche ragione per registrarle» (ibid.). Il criterio per l’inserimento nel dizionario è stato duplice: la diffusione della variante e l’uso da parte di autori noti. Stando ai due lessicografi, infatti, «non furono accolte in questo dizionario le voci dialettali di un uso molto ristretto, o che s’incontrano in iscrittori di poca importanza; sicchè è pregato il consultatore di tenere per regola, che ogni espressione della vita giornaliera, che per caso cercasse e non trovasse in quest’opera, deve essere considerata come appartenente a una provincia ad [sic] anche a una sola città d’Italia, cioè come un idiotismo» (ibid.). Criteri simili si sono seguiti per la registrazione di arcaismi e vocaboli tratti dalla lingua letteraria: «si doveva tenere solamente ai grandi scrittori dei varj periodi della letteratura italiana e lasciare da parte tutte quelle voci tecniche o dialettali che si trovano negli scrittori minori o nei documenti storici ed amministrativi dei tempi passati» (ibid.). Ciononostante, gli autori sottolineano la superiorità di questo dizionario rispetto ai suoi predecessori anche per quanto riguarda gli arcaismi, e «per ricchezza di voci e per esattezza di dichiarazioni» (ibid.), caratteristica che lo rende adatto per gli «studiosi dei grandi antichi scrittori italiani» (ibid.). Una garanzia della bontà del dizionario era offerta anche dal fatto che Rigutini si presentava, fin dal frontespizio, come Accademico della Crusca, quindi compilatore del tesoro storico dell’italiano.
Per quanto riguarda i tecnicismi, l’inserimento nel dizionario riguardava le voci di larga circolazione anche nella lingua generale, dunque tra i non esperti dell’ambito specifico (cfr. ivi: VI). L’economia del dizionario, peraltro comune a tutti i dizionari generali, era la principale ragione di questa cernita: «anche in questa parte di linguaggio dovevasi usare una certa parsimonia, essendo troppo grande materia per un dizionario comune il numero delle espressioni puramente tecniche e adoperate solamente dai cultori di una data disciplina» (ibid.).
Un altro criterio seguito nella selezione dei lemmi da inserire è che «[i] nomi proprj, geografici ed etnografici si registrano solo, allorquando hanno in una delle due lingue una forma speciale» (ibid.), dunque se adattati. A proposito dei nomi, nella «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate» troviamo le seguenti abbreviazioni con ulteriori precisazioni: «N. pr. = nome proprio, Personenname.», «N. pr. bibl. = nome proprio biblico, biblischer Personenname.», «N. pr. etn. = nome proprio etnografico, ethnographischer Personenname.», «N. pr. mit. = nome proprio mitologico, mythologischer Personenname.» e «N. pr. stor. = nome proprio storico, geschichtlicher Personenname.» (ad es. «Edipo u. Edippo, m. (N. pr. stor.) Ödipus» e «Elimelecco, m. (N. pr. bibl.) Alimelech.». Per quanto riguarda i nomi geografici, abbiamo invece una marca apposita indicata nella sezione «Termini tecnici», «Geogr.».: «Austria, f. (Geogr.) Österreich u. Östreich». In alcuni casi vi sono delle sovrapposizioni con le marche Bibl., Etn, Mit. e Stor.: si veda l’esempio del nome proprio mitologico Aurora: «Aurora, f. (Mit.) Aurora (lat. aurora)», che avrebbe potuto essere registrato con l’indicazione N. pr. mit.
Un ultimo aspetto preliminare del lemmario che è opportuno sottolineare prima di passare alla trattazione degli articoli e alla lemmatizzazione è l’origine dello stesso. Secondo Kolb (2004: 408), la base del lemmario italiano consiste nel dizionario Rigutini/Fanfani (1875), anche sulla base del paragone di un campione di lemmi. Vi sono comunque integrazioni e ampliamenti, «per esempio l’aggiunta di voci obsolete, arcaiche, letterarie o rare che potrebbero derivare dal Tommaseo/Bellini e di nomi geografici» (Kolb 2004: 408).
Per quanto concerne la trattazione degli articoli, nel dizionario si segue l’ordine alfabetico. Questo vale anche per i sostantivi composti in tedesco; solo le varianti indicate di fianco al lemma principale costituiscono alle volte un’eccezione, come si vedrà sotto. In un articolo, il lemma è indicato in grassetto ed è seguito dalle indicazioni grammaticali e dalla traduzione (maggiori informazioni nel campo Struttura Lemma). Vi è un rientro in concomitanza dell’inizio dell’articolo, aspetto che, unitamente al grassetto, contribuisce a creare una distinzione piuttosto netta tra le voci. Si specifica inoltre che in alcuni casi vi sono dei simboli anteposti al lemma, i quali stanno ad indicare che si tratta di un arcaismo o di un vocabolo usato solo dai letterati (con la croce, †), di un vocabolo appartenente al linguaggio poetico (un cerchio contenente un secondo cerchio nero, ◉), oppure di vocaboli provenienti da un dialetto o lingue straniere e che «perciò non si dovrebbero adoprare nella buona lingua» (ivi: XII; in un’altra sezione del dizionario, l’«Avvertimento», sono definiti come «i cattivi neologismi venuti da dialetti, o da lingue straniere» [ivi: XIV]; simbolo: asterisco, *). Degli esempi sono i seguenti: «† concamerato, agg. gewölbt (lat. concameratus)», «† concamerazione, f. gewölbtes Zimmer» (arcaismi desueti), «◉ concepere, v. a. s. concepire» (variante poetico-letteraria) e «*biglia, f. s. bilia» (neologismo proveniente dal francese). Il sistema appena illustrato è presente nel vol. I, con la direzione italiano-tedesco; nel vol. II, con la direzione tedesco-italiano, vi è invece una differenza sostanziale, già evidenziata nella Prefazione: «[i]l segno critico *, che nella parte italiana-tedesca indicava le voci straniere e dialettali e quelle da evitarsi, in questa seconda parte significa solamente le voci straniere e quelle da evitarsi, mentre per le voci e le forme dialettali abbiamo introdotto il segno △» (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: X). Degli esempi sono dati da «△ Abwasser (-s; -wässer), n. acqua […]» e «* Bey (pr. Bei; -s; -s e -e), m. Bei o Bey, m. (titolo d’un governatore turco)».
A livello di lemmatizzazione, occorre evidenziare la tipologia di registrazione delle forme femminili dei sostantivi nel dizionario. Nel vol. I, italiano-tedesco, si può osservare una trattazione diversa a seconda del suffisso o della desinenza in questione. Per quanto riguarda ‑tore (e -trice) e -one (e -ona), nella maggior parte dei casi a lemma compare il sostantivo maschile, affiancato dal suffisso per il femminile (ad es. falsificatore, -trice; fautore, -trice; guastatore, -trice; abburattone, -ona). Invece i sostantivi femminili in -essa, -a e -iera sono lemmatizzati a sé: troviamo, così, voci separate per dottore e dottoressa o poeta e poetessa, profeta e profetessa, compaesano e compaesana, maestro e maestra, cameriere e cameriera. Per quanto riguarda il vol. II, la strategia adottata più frequentemente è quella di presentare il suffisso femminile -in nella stessa voce del sostantivo al maschile, come avviene per Bewohner, -in e Verbrecher, -in.
Un altro aspetto da considerare a livello di lemmatizzazione sono le forme alterate, sistematicamente indicate come lemmi a sé stanti rispetto al sostantivo da cui derivano. Citando gli autori dalla prefazione, «[d]egni d’esser registrati parvero anche, avendo sempre in mira l’uso pratico della lingua, dunque le forme più frequenti, i diminutivi, accrescitivi, dispregiativi e vezzeggiativi […]» (Rigutini/Bulle 1986, vol. I: VI), indicati dalle abbreviazioni accr., dim., dispr. e vezz. (ma anche pegg., «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate», ivi: XII). Alcuni esempi sono «donnetta, f. (dim. v. donna) Weibchen; Frauchen, n.» e «donnona, f. (accr. v. donna) großes, statt[liches Weib.». Si noti che, in quest’ultimo caso, la traduzione tedesca viene riportata in parte nel lemma sovrastante, donnola, per assenza di spazio nella riga di donnona (cfr. campo Struttura lemma). D’ora in poi casi analoghi verranno riportati sempre con la parentesi quadra. Le forme alterate sono registrate anche per gli aggettivi: un esempio ne è bruttino, considerato «dim. v. brutto» e definito come «ein wenig häßlich», con status di voce a sé stante rispetto a brutto, che lo segue. Per il tedesco, le uniche forme alterate assimilabili a quelle sopra elencate sono i diminutivi, lemmatizzati proprio come i loro equivalenti italiani, dunque inseriti come voci a sé stanti rispetto al sostantivo da cui derivano: «Äugelchen; Äuglein (-s; -), n. (dim. di Auge) occhietto; occhino; occhiuzzo, m.». Tuttavia, non sembra esserci coerenza interna nel modo di riportare vari diminutivi. Mentre Äugelchen e Äuglein sono riportati insieme in seguito alla voce Auge, Häuslein e Häuschen, diminutivi di Haus, rappresentano due voci separate. Questo aspetto è presente in realtà anche nel vol. I (cfr. sotto, sezione relativa alle varianti). Si nota un chiaro influsso dei vocabolari monolingui di riferimento nell’inserimento delle forme alterate: pressoché tutte le forme alterate di donna (circa due colonne) registrate nel dizionario Rigutini/Bulle (1896, vol. I) si trovano anche nel lemmario del Rigutini/Fanfani (1875). Per quanto riguarda il tedesco, ad esempio Äugelchen e Äuglein sono registrati, insieme alla voce Auge, anche nel dizionario di Sanders (1860-1865; ma non di Heyne [1890-1895] e Paul [1897]), a cui il vol. II si ispira espressamente.
Per quanto concerne i superlativi, si riscontrano ben pochi esempi. Citando la Prefazione, infatti, «[d]ei superlativi solo quelli furono ammessi o che hanno terminazione diversa della comune, o che sono riserbati a un uso speciale» (ivi: VI). Questa nota è presente anche nell’«Avvertimento» (ivi: XIV), con la precisazione relativa alla terminazione (-issimo) e alcuni esempi di usi speciali, ovvero «Chiarissimo, Eminentissimo, Santissimo», ibid.). Alcuni esempi tratti dal lemmario sono assaissimo, registrato come voce successiva ad assai e categorizzato come «superl. v. assai», ma anche casissimo, registrato come voce a sé stante rispetto a caso e categorizzato come «superl. von caso»; per quanto riguarda gli aggettivi con superlativi irregolari, è presente il lemma celeberrimo, ma anche miserrimo e ottimo. Lo stesso vale per il vol. II, dove troviamo, a livello di lemma, «best (sup. di wohl)».
Mentre nei dizionari moderni gli avverbi derivanti da un aggettivo qualitativo al femminile con l’aggiunta del suffisso -mente non vengono normalmente registrati come lemma (cfr. Gärtig 2016: 302), questo modus operandi viene ancora seguito nel presente dizionario. Anche nella Prefazione e nell’Avvertimento si sottolinea che sono state registrate «le forme avverbiali più usate» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VI). Si tratta di un numero estremamente cospicuo di avverbi, sovente di carattere letterario, come bindolescamente, bizzosamente, boccaccevolmente, diuturnatamente, epicraticamente, fuggiascamente, lupinamente, nocevolmente e simoniacamente. Anche in questo caso si nota una chiara influenza della lessicografia monolingue: tutti questi avverbi sono registrati anche nel Rigutini/Fanfani (1875). L’unica eccezione è data da bindolescamente, lemma registrato però nel Rigutini (1893).
Volgendo ora l’attenzione ai verbi, anche le forme frequentative più usate sono state inserite nel dizionario (cfr. Prefazione e Avvertimento vol. I): alcuni esempi tratti dal lemmario e costituenti voci a sé stanti sono begolare, mormoreggiare e salterellare, indicati rispettivamente come «frequ. v. belare?», «frequ. v. mormorare» e «frequ. v. saltellare».
In quanto al lemmario tedesco, i verbi prefissati che sono sia separabili che inseparabili sono lemmatizzati due volte, con l’accento e la coniugazione segnalati con cura. Degli esempi con il prefisso durch sono durchschlagen, durchschleichen, durchschneiden, durchschwimmen, durchsprengen, durchstampfen e durchtanzen.
Per quanto riguarda i participi, questi sono spesso registrati come voce a sé stante qualora siano usati di frequente in funzione aggettivale o in caso si tratti di verbi irregolari. Nella prima categoria rientrano ad esempio assetato e astratto, nella seconda assunto, asterso, digresso, distrutto e immerso. Il participio passato viene comunque indicato anche nella voce relativa al verbo all’infinito corrispondente tra le forme irregolari (vedasi campo Struttura lemma per maggiori dettagli). Inoltre, nelle voci relative ai participi non si riporta alcun significato, che si dovrà dedurre dalla voce all’infinito a cui si rimanda. Vi sono anche casi di participi passati con una voce a sé stante, come assorbente, dormiente, parlante e partente. Tendenze di lemmatizzazione analoghe si possono osservare anche nel vol. II, dove vi sono spesso voci a sé per i participi, senza, tuttavia, specificarne quasi mai nuovamente la traduzione. Alcuni esempi sono ausgebrochen, ausgefallen, ausgeflogen, ausgemacht e ausgenommen, con una traduzione solo per gli ultimi due casi (nell’ultimo, in particolare, si riscontrano traducenti per l’uso avverbiale):
ausgebrochen, agg. v. p. pass. di ausbrechen.
ausgenommen, agg. v. p. pass. di ausnehmen || avv. eccetto; eccettuato; fuori che; fuorchè; tranne; lasciando da parte […]
Un esempio di participio presente – per quanto non indicato come tale – con un lemma a sé è stillend, chiaramente registrato con attenzione e dotato di traduzione alla luce della sua natura di tecnicismo: «stillend, agg. (Med.) calmante; sedativo; mitigativo; -es Mittel, calmante; sedativo; lenitivo, m.».
Infine, un ultimo aspetto da prendere in considerazione nella categoria verbale è la registrazione dei riflessivi che prevedono soltanto questo uso. Nel vol. I, i verbi sono riportati all’infinito, con il pronome riflessivo enclitico: vedasi i casi di astenersi, attapinarsi e avvalersi. Qui il primo di questi esempi (con la coniugazione tra parentesi dato che si tratta di un verbo irregolare):
astenersi (m’astengo, s’astiene, ci asteniamo, s’astengono; perf. m’astenni, -tenesti; fut. m’asterrò) v. rifl. (da qc.) sich enthalten (einer Sache od. von etw.) […]
Anche nel vol. II i riflessivi sono indicati in maniera molto chiara già nella posizione del lemma:
besinnen, sich ~ (besinne mich, -nnst dich, besann, besänne e besönne mich; besonnen), v. rifl. 1. (zum Bewußtsein seiner selbst kommen) rinvenire; ritornare in sè […]
verlieben; sich ~ (verliebe mich, -bst dich; verliebt), v. rifl. (in jem., di qd.) innamorarsi […]
Come per i verbi soltanto riflessivi, si pone un problema a livello lessicografico anche per i sostantivi difettivi. Nel dizionario Rigutini/Bulle (1896, vol. I) questi sostantivi sono registrati come lemma nella forma plurale, seguita dall’indicazione «f. pl.» o «m. pl.». Degli esempi sono il toponimo Asturie e il tecnicismo marittimo bardoni, indicati come segue:
Asturie, f. pl. (Geogr.) Asturien (Landschaft in Spanien), n.
bardoni, m. pl. (Mar.) Bardunen, f. pl. […]
Anche nel vol. II questi lemmi sono registrati allo stesso modo, chiaramente senza l’indicazione del genere:
Eheleute, pl. marito e moglie; coniugi; [consorti, m. pl.
Eltern, pl. genitori, m. pl.
Un altro aspetto importante nella lemmatizzazione è il modus operandi relativo al fenomeno della conversione e dell’omonimia. Per quanto riguarda la conversione, generalmente nel dizionario si hanno voci differenti per le varie parti del discorso in questione. Si riportano alcuni esempi del vol. I:
comodo, m. Bequemlichkeit, f. […]
comodo, agg. bequem; gelegen […]
compagno, m. Begleiter; Gefährte; Genosse; Kamerad, m. […]
compagno, agg. gleich; ähnlich; entsprechend; un libro ~ all’altro, ein Buch ganz ähnlich, fast gleich dem anderen.
Di seguito anche alcuni esempi tratti dal vol. II, con la direzione tedesco-italiano:
gelb, agg. giallo […]
Gelb (-s; -e), n. (als Malerfarbe) giallo, m. […]
schaden (schade), I. v. n. (h col dat.) nuocere; far danno, male, pregiudizio (a qd.) […]
Schaden (-s; Schäden), m. v. Schade.
Si segnala però anche il caso di rio, evidenziato in seguito tra gli omonimi: il dizionario presenta due lemmi, e per quello con il significato di ‘malvagio’ troviamo sia sostantivo che aggettivo. Per il tedesco, esempi di voci in cui sono presenti tutte le parti del discorso sono nein (dove, comunque si ha una lineetta che separa avverbio e sostantivo e quest’ultimo è in grassetto) e eiapopeia!. Si noti che anche Giacoma (2012), in un’analisi lessicografica comparativa, ha criticato la presenza e traduzione di sostantivi nelle voci relative ai verbi (cfr. ivi: 152-153), nello specifico con l’espressione al cader del sole registrata alla voce verbale cadere. In questo caso, si segue la tradizione lessicografica italiana.
Nel vol. I vi è la tendenza a lemmatizzare a sé voci omonime di diverso significato, specie quando abbiano etimo e origine diversa, dunque secondo l’uso lessicografico standard; si veda ad esempio il caso di lama e rio:
lama, f. sumpfige Niederung; morastige Wiese; Sumpf, m. (lat. lama).
lama, f. Klinge (eines Messers, Schwertes etc.), f. […] (v. lat. lamina, lamna).
Lama, m. Lama; Oberpriester der Buddhisten, m.; il gran ~, Dalai Lama, m.
lama, f. (Zool.), Lama od. Llama; Schafkamel (in Peru), n. (Auchenia lama).
rio (pl. -rii), m. (eigentl. nur ◉) Bach, m.; Flüßchen, n. […] (für rivo).
◉ rio, agg. schuldig; strafbar || böse, schlimm; anno ~, schlimmes, unfruchtbares Jahr || boshaft; gottlos || di ~ in buono, mod. avv. eins ins andere gerechnet; in Bausch u. Bogen || sost. m. Verbrechen, n.; Missethat, f. (üblich reità od. reato) || Verbrecher; Missethäter, m. (üblich reo) || il ~, das Übel; das Böse (üblich male) (für reo).
Per quanto riguarda il vol. II, però, pare esservi una coerenza interna di gran lunga inferiore. Per lemmi come Ball e Schloß troviamo un’unica voce, per Reif e Strauß voci separate:
Ball (-[e]s; Bälle), m. 1. palla, f.; großer ~, pallone, m.; (Schneeball) palla di neve […] || 2. (Billardball, - kugel) palla, f.; kleiner ~, pallina, f. […] || 3. globo m. (Erdball) globo terrestre o terracqueo || 4. (Francesismo) ballo, m.; festa da ballo, f. […]
Strauß (-es o -en; -e o -en), m. (Ornit.) Vogel ~, struzzo, m. (Struthio camelus).
Strauß (-es; Sträuße), m. 1. (Blumenstrauß) mazzo, m.; ciocca, f. […] 2. (Kampf) lotta; battaglia, f. […]
Nel caso di Ball, si sottolinea che solo la quarta accezione riportata dovrebbe essere registrata separatamente.
Un altro aspetto problematico per i lessicografi è dato dalle espressioni polirematiche. Gli esempi individuati in questo dizionario tendenzialmente non sono registrati come lemmi a sé stanti, bensì all’interno della voce cui si riferiscono: del resto si trova alla voce resto, di sicuro e alla sicura alla voce sicuro. Si veda però il caso di primaccio:
† primaccio (pl. -cci), m. dass. wie piumaccio (mlt. primacium).
primaccio; al ~, mod. avv. folglich; sofort; beim ersten Anblick, Anlauf.
In maniera simile a al primaccio sono registrate anche le collocazioni Capo di Buona Speranza e muscolo fasciale, le quali tuttavia, diversamente dai casi di espressioni polirematiche sopra riportati, includono parole o termini che non vengono utilizzati al di fuori della collocazione in questione: «Buona Speranza, Capo di ~, m. (Geogr.) Kap der guten Hoffnung, n.». e «fasciale, agg. (Anat.) muscolo ~ Schnei[dermuskel, m.». In questi casi, si riporta il traducente soltanto della collocazione completa, non di quello che è il singolo lemma registrato.
Volgiamo ora l’attenzione a un tratto che riguarda soltanto la lingua tedesca (dunque il vol. II), ovvero le forme composte. Nella Prefazione (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: XVIII) gli autori sottolineano che tra le voci composte sono state selezionate «quelle che sono più in uso e sono nello stesso tempo tipiche» (ibid.), supplendo «a questa restrizione, imposta anche dallo spazio, con una definizione più precisa dei nomi o delle preposizioni e particelle che servono alla formazione di parole composte, cosicchè il consultatore italiano del Dizionario nel caso si abbattesse in una voce composta non segnata in quest’opera, può spiegarsene il senso guardando le forme analogiche, oppure studiando il significato originario dei nomi e delle particelle che compongono la voce cercata» (ibid.). Alcuni esempi di composti e relativo raggruppamento tratti dal lemmario sono i seguenti:
Erhaltung (-; 0), f. 1. (Bewahrung) conservazione; preservazione, f. […]
Erhaltungs||brille, f. occhiali di preservazione (o preservativi), m. pl. || -mittel, n. pl. mezzi di sussistenza, m pl. || -trieb, m. istinto di conservazione, m.
Gewinde (-s; -), n. 1. (Sichwinden; Gewundensein) attorcigliamento, m.; contorsione, f. || 2. (Gewundenes) cosa contorta, f. […]
Gewinde||bohrer, m. maschino da filettare, m. || -eisen, n. (Mecc.) vitiera; trafila semplice, f. || -gang, m. passo (d’una vite), m. || -stift, m. prigioniero; piuolo, m.
Passiamo ora all’analisi della normazione linguistica e delle varianti registrate nel dizionario. Indicazioni preziose circa la normazione sono presenti nella Prefazione e nell’Avvertimento (Rigutini/Bulle 1896, vol. I): «[q]uanto all’ortografia si è seguita, per la lingua italiana, l’Accademia della Crusca nella nuova (quinta) edizione del suo Vocabolario (sull’ammissione dell’i lungo vedi l’osservazione sotto questa lettera nella presente opera); per la lingua tedesca il „Dizionario ortografico“ di Corrado Duden, compilato secondo le norme stabilite novamente dai Governi tedeschi» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VII). I due punti di riferimento vengono ripetuti nell’Avvertimento (ivi: XIV) dove, come nota a una precisazione sul plurale dei nomi, si rinviene quanto segue:
L’i lungo (j) l’Accademia della Crusca lo ammette solo nel plurale dei nomi terminanti nel singolare in io, senza l’accento sull’i, e preceduto dalle labiali b, f, p, v, dalla dentale d, dalle liquide l ed r e dalla z. Nel plurale dei nomi con la stessa terminazione io preceduta da c o g è ammesso solo in certi pochi nomi, come beneficio maleficio, veneficio o simili (beneficj, maleficj, veneficj ecc.) per non confonderli coi loro rispettivi aggettivi (benefico, malefico ecc.), che nel plurale fanno benėfici, malėfici ecc. (ibid.)
Si sottolinea che in quel periodo l’uso dell’i lungo era stato al centro di accesi dibattiti e in generale si avviava al declino. Il fatto che Rigutini si schieri nettamente con la Crusca è dunque interessante dal punto di vista della normazione linguistica. Alcuni esempi relativi alla regola sopra riportata (per altri casi cfr. sezione Struttura lemma, nella parte riguardante la grammatica) tratti dal lemmario sono i seguenti: «colombicidio (pl. -dj)», «cortinaggio (pl. -ggi)», «debbio (pl. -bbj)», «disfatticcio (pl. -cci)», «monitorio (pl. -orj)», «presiccio (pl. -cci)», «pressovario (pl. -rj)», «recrementizio (pl. -zj)».
Nella Prefazione del vol. II troviamo la stessa precisazione circa il Dizionario Ortografico; un’indicazione aggiuntiva è che all’interno del lemmario i rimandi vanno dalla «forma meno preferibile alla forma approvata» o in alternativa si è descritta «con brevi osservazioni la relazione fra due forme ugualmente adoprate» (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: X). Infine, si menziona il fatto che le maiuscole sono state segnalate solo per quelle voci «le quali secondo la loro natura devono essere scritte così» (ibid.).
Nel vol. I le varianti di un lemma sono riportate principalmente tramite l’abbreviazione «u.» (und), meno frequentemente tramite «od.» (oder). Per quanto riguarda le tipologie di varianti associate in questo modo al lemma principale, la maggioranza dei casi è data con tutta probabilità dalle varianti fonetiche/ortografiche, come «nemicare u. nimicare», «prognostico u. pronostico» e «prolepsi u. prolessi». Si possono osservare anche casi di univerbazione, come «buondato od. buon dato» e «primachè u. prima che», così come diverse forme alterate, che, se della stessa tipologia, non sempre sono indicate come voci a sé stanti: «fastidiosello u. -etto»., «letteratuccio u. letteratucolo», «nerettino u. neretto» e «nervetto u. nervettino». Dal punto di vista morfologico abbiamo anche numerosi esempi con diversi suffissi, ad esempio «lippo u. lipposo» e «negghienza u. negghiezza», così come con diversi participi passati accostati, come per «prevalso u. prevaluto» e «prevenuto u. † prevento». Vi sono molti casi in cui la variante è lemmatizzata ma si ha lo stesso un rimando all’altra voce, come avviene per «megliorare, v.a. u. n. s. migliorare» (con la voce principale «migliorare (miglioro) u. megliorare (meglioro), v.a.»). In molti altri casi, troviamo rimandi senza che la variante venga ripetuta nella voce principale, come in «maraviglievole, agg. dass. wie mera[viglioso» e «† pintore, m. u. pintura, f. dass. wie pittore, pittura».
Per quanto riguarda il vol. II, vi sono varianti accostate sia tramite la congiunzione e oppure o sia tramite punto e virgola, con scarsa coerenza interna (vedasi gli esempi riportati a breve per le tipologie). Talora si trovano anche varianti tra parentesi, come avviene per «Eigen||name, m. nome proprio, m. || -nutz, m. (di rado Eigennutzigkeit, f.) […]». A livello di tipologie di varianti possiamo osservare varianti fonetiche/ortografiche, come «Brodem e Broden», «Eid||genoß o -genosse», «eindrusseln e eindusseln», «un'gerechnet e ungerech'net», «un'gerechtfertig e ungerecht'fertigt». Molto frequenti sono i casi in cui vengono riportati insieme sostantivi derivanti da conversione di verbi e dalla nominalizzazione tramite il suffisso -ung, come «Anfertigen (-s; 0), n.; Anfertigung (-; -en), f.» e «Anraten (-s; 0), n. e Anratung (-; 0), f.». Alle volte si trova un’alternanza tra altri suffissi, come in «Amortisierung o Amortisation» e, cambiando parte del discorso, «amorpisch o amorph» o «flitterhaft; flitterig». Suffissi differenti si hanno a volte anche per segnalare diverse forme alterate, come nel caso già menzionato di «Äugelchen; Äuglein». Frequentissimi sono anche i casi di varianti con parole composte:
Amiranten o -inseln, f. pl. (Geogr.) Isole Amirante, f. pl.
Eid||ablegung; -leistung, f. prestamento del giuramento
Eider (-s; -), m. o ~||gans; -ente, f.; -vogel, m. (Ornit.) specie di oca colla peluria finissima f. (nei paesi nordici; Sonateria mollissima) […]
Einberüfungs||befehl, m.; -ordre, f. (Mil.) ordine di presentarsi, m.; chiamata, f.
La struttura di base delle voci è la seguente: lemma, indicazioni grammaticali, eventuale marca diasistematica/sinonimo (il secondo solo nel vol. II), equivalente. Ad esempio:
dirigere (dirigo; perf. diressi, dirigesti), v. a. lenken; richten; wenden […]
fasciolato, agg. (Bot.) büschelförmig.
Erregung (-; -en), f. 1. (Erregen) suscitamento; sollevamento; eccitamento, m. […] 2. (Erregtsein) eccitazione; commozione, f. […]
Un altro punto importante da sottolineare riguarda la disposizione tipografica delle voci: spesso le indicazioni e spiegazioni relative a un lemma in assenza di spazio nella propria sezione proseguono nella sezione del lemma precedente o successivo. Si tratta di un escamotage volto a compattare le varie voci e, così facendo, anche il dizionario, ma che rende spesso i volumi meno agibili per il consultatore. Un esempio è dato da Reif: «Reif (-[e]s; 0), m. brina, f.; (Reifen) bri[nata, f. [proseguendo nello spazio del lemma precedente, reif]».
In generale, la metalingua del lemmario è in parte in italiano e in parte in tedesco. In entrambi i volumi le indicazioni grammaticali e le marche diasistematiche sono espresse quasi in tutti i casi tramite abbreviazioni basate sui termini in italiano (solo le marche diaintegrative, come «angelsächs.» e «frz.», sono in tedesco). Queste abbreviazioni sono elencate nella sezione «Spiegazioni dei segni e delle abbreviazioni più usate. Erklärung der gebräuchlichsten Abkürzungen» e «Termini tecnici. – Fachausdrücke». Degli esempi di lemmi con le indicazioni grammaticali e le marche in questione sono i seguenti:
Dunst […] 2. (Cacc.; kleinste Nummer Schrot; Vogeldunst) migliarini, m. pl. || 3. (Mugn.) farinaccio, m.; anche polvere della farina, f.; friscello, m.
durchschneidbar agg. tagliabile; (Mat.) [secabile
bottone, m. Knopf. m. […] (v. althd. bôzo, Bündel, Knäuel?).
Per molti altri aspetti, invece, la metalingua del vol. I italiano-tedesco è spesso il tedesco e per il vol. II l’italiano, scelta evidentemente volta ad aiutare il consultatore principale del dizionario. Osserviamo dunque degli esempi tratti dal lemmario del vol. I: il secondo lemma in assoluto, a, fornisce già un’ottima panoramica della metalingua:
a, prp. (vor a stets, vor den anderen Vokalen meist ad; mit den Formen des Artikels verschmolzen zu al, allo, alla, agli, ai oder a’ und alle) drückt aus:
Passando al vol. II, se per elencare delle varianti nel vol. I trovavamo «u.» (und) e «od.» (oder), qui troviamo «e» o «o» (cfr. campo Macrostruttura per maggiori dettagli sulla variazione). Allo stesso modo, per i rimandi tra lemmi non troviamo più «s.» (come siehe), «dass. wie» (come dasselbe wie) o «v.» (in Fraktur, come vergleiche), bensì abbreviazioni come «v.» (non in Fraktur, bensì in corsivo, dunque vedi) e «l. st. ch.» (come lo stesso che). Altri esempi sono dati dal lemma blöde:
blöde, agg. 1. originariamente debole; delicato; anch’oggi △ einen -Magen haben […], aver lo stomaco molto delicato || 2. oggi nell’uso comune è detto solamente della vista e della mente a) (schwachsichtig) miope […]
Per quanto riguarda le indicazioni relative alla pronuncia nel lemmario, si segnala innanzitutto quanto riportato nella Prefazione (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VI): «Un’attenzione speciale si dedicò all’indicazione della pronunzia, notando non solamente l’accentatura di ogni voce, ma anche l’uso degli e ed o aperti o chiusi e delle s e z dolci o aspre. Il sistema, adoperato per quest’indicazione, dei punti tonici e fonici (che sono spiegati di sotto) parrà a tutti semplice e chiaro» (ibid.). La spiegazione in questione si trova nella omonima sezione «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate» (ivi: XII):
Degli esempi tratti dal lemmario per le varie categorie sono i seguenti: per l’accentazione «Alicarna.sso», per segnalare una vocale accentata e chiusa «allacciame.nto» e «espilazio.ne», per segnalare una vocale accentata e aperta «Espėria» e «esplȯdere», infine per indicare la sonorità (o «dolcezza», come è definita nel dizionario) delle consonanti s e z «espoṡiti.vo» e «żėffiro».
Volgiamo ora l’attenzione al vol. II, partendo anche stavolta dalle informazioni riportate nella Prefazione – presenti anche nell’Avvertimento (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: XIV):
L’indicazione della pronunzia si limita, nella parte tedesca-italiana, a segnare le vocali lunghe (p. es. sāgen, sāgbār) e a porre l’accento principale (p. es. sā'gen, sāg'bār) su ogni voce tedesca. Se la lunghezza della vocale è già indicata da un’h seguente (come p. es. in ah'nen) o se, da un e seguente, l’i è caratterizzato come lungo, non fu messo un segno speciale, come neanche sopra i dittonghi lunghi per se stessi. (ivi: IX)
Un particolare interessante è che viene segnalata anche la doppia pronuncia di alcuni lemmi, come avviene per deshalb ed etwaig, «etwā'ig o et'wāig» e «des'halb e deshalb'». Un altro aspetto fondamentale è dato dalla sillabazione, che nel vol. II, diversamente dal vol. I, è presente, con l’obiettivo di venire incontro al consultatore italiano alla luce di alcune potenziali criticità nell’apprendimento della lingua. Riprendendo le indicazioni della Prefazione (di nuovo presenti anche nell’Avvertimento):
Coll’indicazione della sillabazione (discostando un po’ nella stampa fra di loro le singole sillabe di ogni voce) abbiamo facilitato all’Italiano il distinguere, se in un dato caso l’h e l’e appartengono alla vocale precedente (come p. es. in fah ren, lie be) o alla sillaba seguente (come p. es. in fä hig, Assyri en). Nello stesso modo abbiamo indicato, se due vocali che stanno accanto si pronunziano come dittongo (p. es. beu gen) o separatamente (p. es. be urteilen). (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX)
Due ultimi aspetti degni di nota sono l’indicazione relativa alla pronuncia di alcune consonanti ritenute potenzialmente problematiche per un lettore italiano così come dei forestierismi la cui pronuncia si discosta da quella tedesca. Degli esempi tratti dal lemmario sono «Eva (pr. Efa o Ewa; -s e -ens)» e «*Evakuation (pr. Ew…; -; -en)». Per i forestierismi, si vedano casi come «*Chapeauclaque (pr. Schapoklak'; -; -x-), m.» e «*Charade (pr. Scha…; -; -n), f.».
Si tratteranno ora le indicazioni grammaticali presenti nelle voci del lemmario. Per quanto riguarda il vol. I, nella Prefazione troviamo un paragrafo interamente dedicato a quest’aspetto: «[a]nche le relazioni grammaticali furono accennate sia con brevi indicazioni, sia con esempj dichiarativi, notando sempre le eccezioni alle regole. Così anche l’inflessione delle voci, per quanto lo spazio lo concedeva, fu sempre registrata, subito dietro la parola, al suo luogo alfabetico» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VI). Per quanto riguarda i verbi, nella Prefazione si specifica che «[d]i ogni verbo è stata soggiunta all’Infinito la prima, e se il verbo finisce in una consonante palatale, anche la seconda persona del Presente; dei verbi irregolari od anomali è stata data tutta la congiugazione, notando anche le forme arcaiche o poetiche» (ibid.). Un esempio di verbo regolare con l’indicazione della prima persona del presente è «ciabattare (ciabatto), v.n. […]»; l’aggiunta della seconda persona si trova ad esempio per il verbo staccare, ovvero «staccare (stacco, -cchi)». Come esempi per la categoria degli irregolari riportiamo «mettere (metto; perf. misi u. messi, mettesti; fut. metterò), v.a.» e «comparire u. † comparere (comparisco u. compaio, comparisce u. compare, compaiono; perf. comparsi, comparvi und comparii, -paristi, comparì, comparse u. comparve), v. n.». Un esempio di coniugazioni alternative è anche «compartire (comparto u. compartisco), v. a.».
Un altro aspetto fondamentale riguardante i verbi sono le reggenze, normalmente registrate nella voce, come avviene in «aborrire (aborrisco u. aborro), v. a. heftigen Haß (gegen etw.), Schrecken, Abneigung (vor etw.) empfinden; verabscheuen || ~ qc., jem. heftig ausschelten, hart tadeln || v.n. (da qd.) Widerwillen haben (gegen etw.) […]», «abusare (abuso), v.n. (d’una cosa) […]», «disaffezionare (disaffeziono), v.a. abgeneigt machen (einer Sache od. Person) […] -rsi, v. rifl. (da qc. od. qd.) die Zuneigung verlieren (zu jdm. od. etw.) […]». Questi esempi ci consentono di introdurre anche un altro aspetto indicato nel lemmario, ovvero la transitività, intransitività o riflessività dei verbi. I verbi neutri («v.n.») rappresentano i verbi intransitivi, quelli attivi i transitivi («v.a.»); i verbi riflessivi sono indicati dall’abbreviazione «v. rifl.». Si trova infine anche l’abbreviazione «v. recipr.» per i verbi che indicano reciprocità.
Per quanto riguarda i nomi, nella Prefazione troviamo la seguente indicazione: «[q]uanto alla declinazione dei nomi, è stato aggiunto il plurale, quando si discosta alquanto dalle regole comuni: però dove si trovano diverse forme di plurale (per esempio nei nomi che finiscono in -co e -go) si è tenuto conto solamente della forma più in uso» (ibid.). Degli esempi di indicazione del plurale tratti dal lemmario sono «capoverso (pl. capiversi)», «casaccio (pl. -acci), m.», «cascinaio (pl. -aj), m.», «dantista (pl. -sti)», «martirio (pl. -rj), m.», «rizoma (pl. -i), m.» e «sinallagma (pl. -i), m.». Il plurale si trova, in casi particolari, anche nelle voci degli aggettivi, come in «casalingo (pl. -ghi), agg.» e «cascatoio (pl. -oj), agg.».
Passiamo ora al vol. II. Nella Prefazione (ma anche nell’Avvertimento, che nel vol. II riprende molto di più la Prefazione rispetto al vol. I) si segnala quanto segue:
I cenni grammaticali si danno, come nella parte italiana-tedesca, subito accanto alla voce. A tutti i sostantivi semplici e a quelli che sono composti solamente con preposizioni o particelle si aggiungono le desinenze del genitivo singolare e del nominativo plurale. Se il sostantivo nel genitivo o nel plurale rimane inalterato, è messo il segno —; se il plurale non è formabile o almeno non è usato, ne fa cenno uno zero (0). Se nel plurale la vocale radicale è indebolita, per lo più la parte finale della voce od anche tutta la voce è ripetuta in parentesi. (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX, XIV)
Degli esempi tratti dal lemmario sono i seguenti: «Bursch(e) (-en; -en e -e), m.», dove troviamo l’indicazione del genitivo e due varianti al plurale; «Berliner (-s; -), m.; -in (-; -innen) f.», dove vi è per il maschile un plurale analogo al singolare e per il femminile un genitivo che rimane invariato rispetto al nominativo; «Eudämonie (-; 0), f.», dove è assente il plurale; infine, per quanto riguarda la ripetizione della voce tra parentesi, riportiamo «Ball (-[e]s ; Bälle), m.», «Hinzugang (-[e]s; -gänge), m.». In casi come «Fluß (Flusses; Flüsse)» e «Schloß (Schlosses; Schlösser), n.» troviamo la ripetizione per intero anche del genitivo, evidentemente per ragioni ortografiche legate alla ß. Un altro caso interessante con l’indicazione per intero della forma plurale è «Haruspex (-; Haruspices), m.», derivante dal latino (con tanto di marca Stor. rom.). L’inflessione si trova anche per alcuni aggettivi, come übel e gut: «übel, I. agg. (übler, üble, übles etc.)» e «gut (compar. besser; sup. beste[r], talvolta scherz. guteste[r])». Besser e best sono ripetuti anche come voce a sé stante (cfr. anche campo Macrostruttura).
Passando ai verbi, nella Prefazione e nell’Avvertimento si segnala che all’infinito è stata aggiunta «in parentesi sempre la prima e, bisognando, anche la seconda persona del Presente indicativo» (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX, XIV), oltre che preterito e participio passato per i verbi forti e irregolari. Degli esempi tratti dal lemmario sono i seguenti: per la precisazione della sola prima persona singolare, «läuten (läute), v.a. e n.» e «muten (mute), v.n.». Per quanto riguarda gli irregolari, degli esempi sono «laufen (laufe, läufst, läuft, lief, liefe; gelaufen), I. v. n.» e «vergessen (vergesse, -gissest e -gißt, -gißt, -gaß; vergessen), I. v.a.». Un’altra indicazione relativa ai verbi riportata nella Prefazione (così come nell’Avvertimento) concerne i verbi prefissati: «[a]nche dei verbi composti si accenna l’inflessione in ogni singolo caso, a fine di fare vedere agli Italiani le forme separabili ed inseparabili» (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX, XIV). Degli esempi di verbi prefissati con le relative coniugazioni da cui si evince se si tratta di verbi separabili o inseparabili sono i seguenti: «bevorzugen (bevorzuge, -gst), v. a.», «anvertrauen (vertraue, -traust an; anvertraut), I. v.a.» e «anvettern, sich ~ (vettere mich, -rst dich an) (bei jdm.), v. rifl.». Un’altra precisazione sui verbi contenuta nella Prefazione e nell’Avvertimento riguarda gli ausiliari: «[a]ggiungendo ai verbi neutri un (h.) o un (s.) ne abbiamo indicata la costruzione coll’ausiliare haben o sein» (ibid.). Alcuni esempi tratti dal lemmario sono «büßen (büße, -ßest e -ßt), v. a. e talvolta v. n. (h.)», e «hüpfen (hüpfe, hüpfst), v.n. (s.)». Come si deduce dagli esempi riportati finora, anche nel vol. II troviamo le stesse abbreviazioni («v.n.», «v.a.», «v. rifl.» e «v. recipr.») del vol. I. Inoltre, anche in questo volume sono indicate le reggenze: si vedano ad esempio le voci «anwerfen (werfe, wirfst, warf, würfe an; angeworfen), I. v.a. jdm. etw. ~, gettare, buttare, lanciare, scaraventare qc. contro qd. […]» e «hantieren (-iere, -ierst; -iert), I. v.n. (h) 1. fare il mercante; negoziare; vendere; mit etw. ~, fare il mercante di qc. […]».
Un’ultima indicazione presente nella Prefazione e nell’Avvertimento concerne l’elisione: «[u]n [e] nella parentesi grammaticale vuol dire che quell’e per lo più si elide, specialmente nella lingua parlata» (ibid.). Alcuni esempi sono «Aufstand (-[e]s; -stände), m.» e «Heim (-[e]s; -e), n.» per quanto concerne il genitivo e «hefteln (heft[e]le, -lst), v. a.» per quanto riguarda la coniugazione dei verbi.
Ora si tratterà la questione degli equivalenti e delle spiegazioni dei lemmi. Nella Prefazione del vol. I si criticano innanzitutto i dizionari precedenti per quanto riguarda l’ordine dato alla trattazione di ogni articolo: «[i] dizionarj italiani-tedeschi, finora più adoperati, di rado hanno fatto una distinzione fra i diversi significati d’una parola, in modo che il lettore possa vedere se questi significati siano gli stessi nella lingua parlata, e in che modo derivino dal significato primitivo della parola» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: V-VI). Si esplicita dunque la ratio seguita nella redazione del dizionario in contrapposizione alla tradizione lessicografica precedente: «[p]erciò si è avuto sempre in mira di dare un logico sviluppo ai diversi sensi d’un vocabolo, partendo, per lo più storicamente, dal suo primitivo significato» (ivi: VI). Lo stesso metodo è seguito nel secondo volume, come esplicitato anche nella rispettiva Prefazione (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: XVIII). Una novità rispetto al primo volume è però data dall’inserimento di una numerazione nelle accezioni, così da rendere ancora più chiara la distinzione tra le varie accezioni di una voce e per «agevolare nello stesso tempo al consultatore la scelta fra questi sensi» (ibid.). Questa scelta è dovuta con tutta probabilità all’influenza dei dizionari monolingui tedeschi dell’epoca su cui Rigutini e Bulle si basano dichiaratamente (cfr. Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX): Heyne (1890-1895), Paul (1897) e Sanders (1860-1865), nei quali è presente la numerazione. Nella Prefazione del vol. II (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: IX) si specifica anche che il primo di questi «ha fornito spesso i principj linguistici per la trattazione d’un articolo esteso». Un esempio di voce volto a illustrare la differenza tra i due volumi è il seguente (con seguire e folgen):
seguire (seguo, -gui; perf. seguii, -guisti), v.a. folgen; nachfolgen (jdm.; sowohl Menschen als Tieren); ~ i passi di qd., jdm. (auf Schritt u. Tritt) nachgehen || fig. nachfolgen; folgen; nacheifern (jdm.); befolgen (die Vorschriften, Beispiele, Lehren jds.) […] || ~ la vita contemplativa, ein beschauliches Leben führen || fortsetzten (Reife; Studien); weiter verfolgen; fortfahren mit od. in einer Sache […]
folgen (folge, -gst), v.n. (s. e talvolta h.) 1. (nachgehen) jdm. ~, seguire, seguitare qd.; andar dietro, tener dietro a qd.; jdm. auf dem Fuß ~, seguire i passi di qd. […] || 2. (nachkommen; hinterherkommen) auf etw. ~, seguire; seguitare; succedere […] || 3. aus einer Sache ~ (sich ergeben, sich herleiten), seguire, conseguire, risultare, nascere da qc. […]
Da questo esempio si evince con chiarezza che in italiano le varie accezioni si susseguono semplicemente e sono separate soltanto dai due segni verticali. In tedesco, invece, si nota anche l’uso dei sinonimi in corrispondenza dei numeri per rendere ancora più distinte le varie accezioni. Altri esempi di discriminazione del significato tramite sinonimi posti prima delle varie accezioni per le sole voci tedesche sono i seguenti (si noti anche l’ulteriore sottodivisione in lettere per la voce Druck):
Druck (-[e]s; e), m. 1. (einmaliges Drücken) il premere; pressione; compressione, f. […] || 2. (anhaltendes Drücken, Lasten; drückende Kraft) pressione, f.; talvolta peso, m. || 3. a) (Wirkung, Spur des ~es; Eindruck; Abdruck) impressione lascata da una pressione; impronta, f. […] b) (durch ~ Erzeugtes) (prodotto della) premitura, f. […]
Papp (-es; 0), m. 1. (Kleister) pappa; colla d‘amido, f. || 2. (Kinderbrei) pappa; farinata, f.
Tornando alla Prefazione, per quanto riguarda le spiegazioni delle voci, nel vol. I si specifica che «dando molte spiegazioni dell’uso particolare per mezzo di termini tecnici o accennando l’uso figurato o familiare, si è cercato di rendere evidente al lettore ogni cambiamento del senso primitivo, e di avvertire in che relazione e in che caso speciale deve adoperarsi quella data voce» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VI). Si menziona anche l’inserimento di esempi nelle varie voci: «[s]pesso sono stati aggiunti brevi esempi dell’uso particolare per rendere allo straniero più viva l’espressione e mostrargliela come in atto. Questi esempj per la maggior parte sono presi dalla lingua parlata; ma non mancano accanto ad essi gli esempj tolti da autori conosciuti» (ibid.). Si noti in ogni caso che, sulla base dell’analisi di un campione di voci, Kolb (2004: 408) afferma che una buona parte degli esempi inseriti nel lemmario italiano-tedesco deriva dal dizionario Rigutini/Fanfani (1875). Nel vol. II (Prefazione, Rigutini/Bulle 1900, vol. II: XVIII) vengono presentate delle considerazioni contrastive tra tedesco e italiano, con le relative implicazioni a livello lessicografico nella selezione degli esempi:
[q]uesti esempj sono stati presi ugualmente dalla lingua parlata e dalla lingua scritta del tedesco moderno. In quanto alla lingua parlata manca ai Tedeschi una base sicura, ma ristretta, come la offre l’uso toscano per la lingua italiana. Invece in Germania essa ha le sue radici in un paese e terreno più vasto, prendendo le sue espressioni dal linguaggio popolare di tutte le province del paese e fecondando felicemente, durante tutto il suo sviluppo sin dai tempi di Lutero, la lingua scritta, alla quale s’accosta sempre più, del fresco parlar popolare. (ivi: IX)
I due lessicografi specificano dunque che, trattando le varie voci e selezionando i relativi esempi, è sempre stato preso in considerazione questo sviluppo, «accennando, quando la spiegazione d’un vocabolo lo richiedeva, la sua radice dialettale o il suo uso particolare sia nella bocca del popolo d’una provincia sia nel linguaggio comune agli eruditi» (ibid.). Si sottolinea inoltre che «[s]pesso si è cercato il senso primitivo nel linguaggio del creatore del tedesco moderno, di Lutero, e nella sua traduzione della Bibbia» (ibid.) oltre a trarre ispirazione dai grandi poeti dell’epoca.
Ulteriori specifiche presenti nella Prefazione del vol. I riguardano gli zoonimi e i fitonimi così come l’etimologia: «[r]ispetto ai nomi zoologici e botanici, è stato soggiunto, per la loro sicura determinazione, il termine scientifico secondo la nomenclatura ora più in uso presso gli scienziati» (Rigutini/Bulle 1896, vol. I: VI). Degli esempi tratti dal lemmario sono «bagolaro, m. (Bot.) Bürgelbaum, m. (Celtis australis; volg.: bagatto).» e «grancevola, f. (Zool.) Meerspinne; Teufelskrabbe, f. (Maja squinado).». La questione della nomenclatura non viene più trattata nella Prefazione del vol. II; lo stesso modus operandi viene comunque seguito nel lemmario, come si evince dalle voci Blicke e Feigbohne: «Blicke (Blikke; -; -n), f. (Zool.) scarpa; scarpettaccia, f. (specie di pesce; Abramis blicca)» e «Feig||bohne, f. (Bot.) lupino, m. (Lupinus).».
Per quanto riguarda l’etimologia, vi sono differenze sostanziali tra i due volumi, dovute anche al diverso sviluppo diacronico delle due lingue oggetto di studio. Nella Prefazione del vol. I si specifica che le note etimologiche «si trovano alla fine di quasi ogni voce radicale» (ibid.) e riguardano i «rapporti dell’italiano sia col latino, sia colle lingue sorelle neolatine, sia cogli idiomi germanici» (ibid.); esse sono state inserite alla luce del «grande interesse che oggidì anche il lettore che non ha erudizione linguistica prende alle questioni etimologiche» (ibid.). Nella Prefazione viene poi affrontata la questione della differenza con il tedesco: «per una lingua cresciuta relativamente tardi e venuta da origini per la maggior parte conosciute, com’è la lingua italiana, questi rapporti sono spiegabili facilmente anche con brevi note, cosa che, ad esempio, non sarebbe possibile per la lingua tedesca» (ibid.). Si specifica che si fa riferimento al latino classico o, se necessario (perché la parola non ha origine in questo stadio della lingua), al basso latino o alle forme che si ipotizzano circa l’antico latino dialettale. In ogni caso si sottolinea anche che l’intenzione non era affatto quella di fornire spiegazioni etimologiche, bensì brevi accenni, «sufficienti ai bisogni letterarj della maggior parte di coloro che adopereranno questo dizionario» (ibid.) alla luce del fatto che erano scientificamente fondati e nella maggior parte dei casi frutto di moderne ricerche etimologiche. La situazione è per l’appunto ben diversa nel vol. II, la cui Prefazione specifica che «[a]ll’accennare l’etimologia delle voci tedesche abbiamo dovuto rinunziare, perchè avrebbe preso troppo spazio. In pochi casi solo, dove la spiegazione del senso lo richiedeva, abbiamo aggiunta una breve nota sull’origine della parola» (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: X). Ancor diversa è la situazione per le voci straniere, la cui origine viene perlopiù menzionata brevemente e per cui spesso comunque vi sono rimandi alla voce corrispondente nel vol. I (cfr. ibid.). Un esempio da cui si evince chiaramente questa differenza di trattamento nei due volumi è il seguente:
morganatico, agg., matrimonio ~, morganatische Ehe; Ehe zur linken Hand (v. fürstlichen Personen) (mlt. matrimonium ad morganaticam; morganaticum entspricht dem longobard. morgincap, ahd. morgangëba, Morgengabe, u. ist wohl eine latinisierende Umbildung dieses Wortes).
*morganatisch, agg. morganatico.
Un’ulteriore causa – prettamente pragmatica – del diverso trattamento dell’etimologia nei due volumi è da ricercare nel fatto che le etimologie son dovute al solo Rigutini e per questo non sono presenti nella parte tedesca. Il filologo italiano, infatti, poteva avvalersi del lavoro etimologico compiuto per il vocabolario della Crusca (cfr. Baglioni 2013).
Il significato delle voci nel lemmario è esplicato sistematicamente tramite marche diasistematiche (spesso diatecniche), riportate in corsivo tra parentesi dopo le indicazioni grammaticali. A livello sintagmatico troviamo anche collocatori (che verranno trattati sotto con la fraseologia), esempi e circoscrizioni del campo semantico. Gli esempi sono sia creati ad hoc dai lessicografi sia citazioni d’autore. Secondo Kolb (2004: 413), gli esempi, di cui il dizionario è «ricchissimo», sono «in prevalenza non di tipo letterario, ma coniati dagli autori e presi dalla lingua parlata». Degli esempi coniati ad hoc si trovano in «morso, m. Biß, m.; il cane gli dette un ~, der Hund versetze ihm einen Biß; il ~ delle vipere è velenoso, der Biß der Vipern ist giftig», «morte, f. Tod, m. […] accadde la ~ sua alle sei la mattina, er verschied (der Tod trat ein) um sechs Uhr morgens», «dröhnen […] anche tremare, p. es. die Erde dröhnte unter seinen Schritten, la terrà tremò sotto i suoi passi». Nel vol. I gli autori citati nella «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate» (Rigutini/Bulle 1896: XII) sono Ariosto, Boccaccio, Dante, Leopardi, Machiavelli, Petrarca e Tasso. Alcuni esempi tratti dal lemmario sono «cammino, m. […] ◉ il ~ di nostra vita, unsere Lebensbahn (D.)» e, con l’indicazione dell’autore ma senza traduzione, «◉ eternale, agg. dass. wie eterno (D.)» (così come il relativo avverbio eternalmente) e «foce, f. Schlund, m. […] Meerenge, f. (D.) ◉ Hafen, m.; Aus-, Einbuchung, f. (D)». Da questi esempi si evince che non sempre si citano nella loro interezza frasi o sintagmi tratti da determinate opere, bensì alle volte si inserisce soltanto l’iniziale dell’autore per spiegare accezioni particolari di parole che si rinvengono nei suoi scritti. Nella «Spiegazione dei segni e delle abbreviazioni più usate» del vol. II (Rigutini/Bulle 1900, vol. II: XI) vengono menzionati Bismarck, Goethe, Lutero, Lessing, Schiller e Wieland. Alcuni esempi dal lemmario sono «Dunst […] in ~ und Rauch aufgehen (G.), andare in fumo» e «ersehen […] || 3. auserwählen; ausersehen) prescegliere; eleggere; unter seinen Söhnen habe ich mir einen König ersehen (L.), fra i suoi figliuoli mi sono scelto un re». Anche le circoscrizioni del campo semantico sono molto frequenti: un esempio è dato da «Geheimnis […] segreto, m.; talvolta (für Uneingeweihte) arcano o mistero, m.».
A livello paradigmatico troviamo sia sinonimi sia definizioni o comunque spiegazioni aggiuntive; nel vol. I, molto spesso le spiegazioni si riscontrano nel caso di riferimenti mitologici o letterari: così, per innominato si menziona il personaggio dei Promessi Sposi, per Psiche si specifica che si tratta dell’amante di Eros e così via:
innominato, agg. ungenannt; unbekannt; ohne Namen […] || l’Innominato, der Ungenannte (eine Persönlichkeit in Manzonis „Verlobten“) (mlt. innominatus).
Morgana, f. (N. pr.) (Lett.) Morgana; Schwester des Königs Artus, Schülerin des Merlin, berühmte Zauberin || fata morgana, s. fata.
Psiche, f. (N. pr. mit.) Psyche, f. (Geliebte des Eros).
Volgiamo ora l’attenzione alla fraseologia. A questo proposito, Kolb (2004: 413) sottolinea la netta superiorità di questo dizionario rispetto ai suoi precursori: «rispetto ai dizionari bilingui precedenti, troviamo tantissima fraseologia, cioè espressioni idiomatiche, modi di dire e proverbi». Nel lemmario sono presenti collocazioni, espressioni polirematiche, proverbi e locuzioni figurate. Alcuni esempi di collocazione si trovano alla voce morte: venire, ridursi alla morte, campare dalla morte, dar morte o dar la morte, mettere, porre a morte. Per quanto riguarda le espressioni polirematiche alla voce madre troviamo, tra le altre, la madre comune, la madre antica, la madre patria, la santa madre chiesa, chiesa madre, lingua madre, scienza madre, dura madre, madre pia, acqua madre, madre del vino e madre dell’olio. Per quanto riguarda i proverbi, degli esempi si trovano alla voce «Berta, f. (N. pr.) Bertha || mod. prov. non è più il tempo che ~ filava, die guten alten Zeiten sind vorüber || al tempo della regina ~, in altersgrauer Zeit || monna ~ od. ser Martino (bei D.) bedeutet irgend eine beliebige Person». Per il tedesco, degli esempi sono, alla voce fallen ed erben, «prov. der Apfel fällt nicht weit vom Stamm, v. sotto Apfel» e «prov. Herrendienst erbt nicht, il servizio personale non passa al figliuolo». Alla voce Apfel troviamo il proverbio appena menzionato, con le traduzioni «la scheggia ritira dal ceppo; il lupo non figlia agnelli; chi di gallina nasce convien che raspi (razzoli)», ma anche «mod. prov. er hat endlich in den sauren ~ beißen müssen, finalmente bisognò che ci stridesse». Esempi di locuzioni figurate sono invece «concento, m. (Mus.) Übereinstimmung, Harmonie […] || fig. ~ di colori, Farbenharmonie» e «diluire […] || fig. ~ poche idee in un mar di parole, Gedankenarmut hinter einem Schwall von Worten verbergen» per l’italiano; per il tedesco, troviamo espressioni come «in seinen Kindern, in seinen Werken fortleben» e «vom Zorne fortgerissen» nelle rispettive voci e sempre con l’abbreviazione fig.
Moritz Heyne, Deutsches Wörterbuch, Leipzig-Stuttgart, Hirzel, 1890-1895. 2 voll.
Hermann Paul, Deutsches Wörterbuch, Halle, Niemeyer Verlag, 1897.
Giuseppe Rigutini, Pietro Fanfani, Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, Tipografia Cenniniana, 1875.
Giuseppe Rigutini, Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, G. Barbèra, 1893 (edizione rifatta e accresciuta da Rigutini dell'edizione del 1875 con Pietro Fanfani).
Daniel Sanders, Wörterbuch der deutschen Sprache, Leipzig, Otto Wigand, 1860-1865, 3 voll.
Niccolò Tommaseo, Bernardo Bellini, Dizionario della lingua italiana, Torino, Società l’Unione tipografico-editrice, 1865-1879.
A scuola di tedesco. Censimento sistematico della manualistica per l’insegnamento e l’apprendimento del tedesco nelle biblioteche trentine (1511-1924). Schede a cura di Manuela Rizzoli, direzione scientifica di Paola Maria Filippi, Trento, Provincia autonoma di Trento, Soprintendenza per i Beni culturali, Ufficio per i Beni archivistici, librari e Archivio, 2016: 60, 236-238, 248, 429, 451, 632.
https://www.cultura.trentino.it/Pubblicazioni/A-scuola-di-tedesco
Daniele Baglioni, Le etimologie della quinta Crusca, in Lorenzo Tomasin (a cura di), Il "Vocabolario degli accademici della Crusca" (1612) e la storia della lessicografia italiana, Firenze, Franco Cesati Editore, 2013: 281-293.
Maria Luisa Bruna, La lessicografia italo-tedesca, Tesi di laurea, Università degli Studi di Udine, Anno accademico 1982/83.
Maria Luisa Bruna, Laurent Bray, Franz Josef Hausmann, Die zweisprachige Lexikographie Deutsch-Italienisch, Italienisch-Deutsch, in Franz Josef Hausmann et al. (hrsg. von), Wörterbücher. Dictionaries. Dictionnaires. Ein internationales Handbuch zur Lexikographie. An International Encyclopedia of Lexicography. Encyclopédie internationale de lexicographie, vol. 3, Berlin-New York, de Gruyter, 1991: 3013-3019.
Anne-Kathrin Gärtig, Deutsch-italienische Lexikographie vor 1900. Die Arbeiten des Sprach- und Kulturmittlers Francesco Valentini (1789-1862), Berlin-Boston, de Gruyter, 2016.
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Teresa Gervasi, Problemi tecnici della lessicografia bilingue: a proposito della ristampa del Rigutini-Bulle, «Annali Sezione Germanistica. Studi Tedeschi», 25 (1982): 259-269.
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Susanne Kolb, Il Rigutini/Bulle: una pietra miliare nella lessicografia bilingue italo-tedesca, «Annali Aretini», 12 (2004): 403-415.
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Claudio Magris, Un pastrocio non è un pasticcio: dentro la vita segreta del vocabolario, «Corriere della Sera», 9 novembre 2014 (anno 139, n° 266): 33.
Volume 1:
NUOVO / DIZIONARIO / ITALIANO-TEDESCO E TEDESCO-ITALIANO / DI / GIUSEPPE RIGUTINI E OSCAR BULLE / ACCADEMICO DELLA CRUSCA DOTTORE IN LETTERE / VOLUME PRIMO / ITALIANO -TEDESCO / 1896 / LIPSIA: BERNHARD TAUCHNITZ / MILANO: ULRICO HOEPLI
Neues / italienisch-deutsches und deutsch-italienisches / Wörterbuch / von / Giuseppe Rigutini und Oskar Bulle / Mitglied der Akademie der Crusca Doktor der Philosophie / Erster Band / Italienisch-Deutsch / 1896 / Leipzig: Bernhard Tauchnitz / Mailand: Ulrico Hoepli
Volume 2:
NUOVO / DIZIONARIO / ITALIANO-TEDESCO E TEDESCO-ITALIANO / DI / OSCAR BULLE E GIUSEPPE RIGUTINI / DOTTORE IN LETTERE ACCADEMICO DELLA CRUSCA / VOLUME SECONDO / TEDESCO - ITALIANO/ 1900 / LIPSIA: BERNHARD TAUCHNITZ / MILANO: ULRICO HOEPLI
[parti tedesche in Fraktur]
VOL 2: TED-ITA
Vol. 1:
Vol. 2:
Lemma
- Raggruppamento per sottolemmi sì, solo nel vol. II, DE-IT
(Erhaltung (-; 0), f. 1. (Bewahrung) conservazione; preservazione, f. […]
Erhaltungs||brille, f. occhiali di preservazione (o preservativi), m. pl. || -mittel, n. pl. mezzi di sussistenza, m pl. || -trieb, m. istinto di conservazione, m.)
- Sillabazione: sì, ma solo per i lemmi tedeschi del vol. 2 tramite la spaziatura (Ab le ben)
Pronuncia
- Accentazione: sì (be deu ’ten; confra.te)
- Indicazione di o ed e italiane aperte/chiuse: sì (baccelliėre; bacame.nto)
Parti del discorso: sì
Categorie grammaticali
Nomi
- Genere: sì (baccellina, f.; Entnahme, f.)
- Indicazione del genitivo sg. e del nom. pl. per il tedesco: sì (Defekt (-[e]s; -e))
Verbi
- forme irregolari indicate s.v.: sì
Formule di struttura: sì
Discriminazione di significato sistematica: sì
a livello paradigmatico (con definizioni per mezzo di sinonimi/iperonimi; definizioni più ampie)
a livello sintagmatico (con collocatori; esempi; marcature diasistematiche; circoscrizione del campo semantico)
con l’uso di numeri e/o segni grafici (numeri soltanto per il vol. II, DE-IT)
- Marcatura diasistematica:
Diacronica (†)
Diatopica (*)
Diaintegrativa (es. gr.)
Diastratica (es. fam.)
Diasituativa (es. scherz.)
Diavaluativa/-connotativa (es. spreg.)
Diatestuale (es. poet.)
Diatecnica (es. Bot.)
Elementi pluriverbali: sì
Collocazioni
Locuzioni figurate
Proverbi
Espressioni polirematiche
Esempi:
Citazioni d’autore
Inventati